mercoledì 2 gennaio 2008

La canzone dell'antico cavaliere


E' triste l'esistenza dell'antico cavaliere:

se la cacca gli scappa la deve trattenere,

non si può immaginare quanto la vita è dura

se la devi passare chiuso dentro a un'armatura.


Ricordo una volta che gli venne la diarrea

e dentro l'armatura saliva la marea:

sconfisse il nemico, ma con poco onore:

lo fece fuggir via per il cattivo odore.


Un'altra volta avendo bisogno di un clistere

si fece trapanare nei pressi del sedere,

ma proprio in quel buchetto, durante una crociata,

entrarono sei frecce e una lancia affilata.


Persino far pipì diventa un'avventura

quando ci si dimentica di fare un'apertura:

se il cavaliere sgocciola dentro l'armatura

questa arrugginisce anche con la segatura.


Vorrebbe il cavaliere partire lancia in resta

trafiggere il dragone e fare una gran festa

ma l'armatura cigola e si blocca all'improvviso

lui crolla faccia a terra, anche il dragone ha riso.


Stare in un'armatura ha un altro inconveniente

che l'antico cavaliere trova molto imbarazzante:

ogni minima scoreggia per l'eco dirompente

risuona forte e sembra un barrito d'elefante.


E' triste l'esistenza dell'antico cavaliere

anche per le mille e più pene d'amore:

ogni volta che incontra una pulzella innamorata

non la può baciar, la visiera s'è incastrata.


Se viene colto poi da irrefrenabile passione

quando la pulzella gli accarezza lo spadone

denudarsi non si può, ahi che delusione:

egli cozza contro la sua metallica prigione.


E questa è la canzone dell'antico cavaliere

evadere non può e si deve trattenere,

scoprire ogni giorno quanto la vita è dura

se la devi passare chiuso dentro un'armatura.


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