domenica 15 maggio 2016

Il diamante magico

 (una storia improvvisata assieme un secolo fa e saltata fuori da un arcaico hard disk)

C’era una volta un castello nel quale vivevano un principe e una principessa che volevano possedere un diamante magico per esaudire tutti i loro desideri. Ma che cosa desideravano il principe e la principessa? La principessa, che odiava fare le pulizie, desiderava una magia che tenesse il castello sempre in ordine, pulito e risplendente come uno specchio. Il principe invece desiderava un quaderno nel quale fossero scritte tutte le parole e le poesie d’amore che non riusciva neppure a pensare.
            Un giorno arrivò al castello un contadino che vendeva diamanti magici. Li aveva trovati nel suo campo di patate e non sapeva che farsene, perché lui aveva già tutto quello che gli serviva: una bella moglie, un bel somaro, una bella dispensa piena di cose buone da mangiare, soprattutto fagioli, e tre bei figlioli che lo facevano diventare matto da tanto che erano scatenati.
            Il principe e la principessa naturalmente ne comprano un bel po’. E funzionavano!!! Il castello era sempre in ordine, i pavimenti splendenti come vassoi d’argento. E il principe riempiva quaderni su quaderni di poesie e di frasi d’amore che facevano innamorare tutte le fanciulle cui lui le leggeva. Anche il contadino era felice, perché con i soldi poté finalmente comprarsi una crema depilatoria per eliminare i peli del naso, che aveva sempre desiderato – non i peli, ma toglierseli senza farsi troppo male.

            Un giorno arrivò al castello una fatina. Il principe le chiese una penna per scrivere frasi d’amore ancora più belle. Ma la fatina rispose: devi dirmi prima la parola magica: “pupupupu papapapa pepepepe lalalala sisisi non so quello che si fa e lalllallerolallallà”. E il principe ripeté tutta la parola magica e in cambio ricevette la meravigliosa penna. La principessa disse allora alla fatina: “io vorrei invece che tutto il castello risplendesse tutta la notte di luce magica come se ci fosse sempre una grande festa da ballo”. E la fatina rispose: “Però dovrai dire la parola magica, che è ‘fiorifiofiori stelle più stelle lune che siete belle splendenti babbo natale viene di notte soltanto quando porta un regalino ma se tu vuoi la luce magica dillo a me che sono la fatina’”. Allora la principessa ripeté la parola magica e il castello subito risplendette di luce magica. E la luce magica arrivava talmente lontano che giunsero da tutto il regno cavalli e cavalieri, muli e mulattieri, conti e contadini, maiali e maialini, ostriche e orchestrali, e ballarono la samba e il tango tutta la notte, e il principe fece innamorare tutte le ragazze, e la principessa fece innamorare tutti i ragazzi, e alla fine non si sposarono ma vissero lo stesso per sempre felici e contenti, anche se senza più denti. Scusate, ma la storia non è ancora finita. Perché indovinate un po’ chi l’ha scritta questa storia? L’ha scritta la penna magica……. con l’aiuto di viola e alberto

La storia della sirena che non sapeva nuotare come i pesci

(ripescata casualmente da un antico hard disk e da un vecchissimo racconto serale "su ordinazione")

C’era una volta una sirena che si chiamava Stellamarina. Questa povera sirena non sapeva nuotare come i pesci, perché quando era piccola un pesce gatto le aveva morso la coda, e da allora la poverina non riusciva più a nuotare bene. Le sue amiche sirene cercavano di insegnarle come si fa, anche con una coda un po’ smangiucchiata, ma lei proprio non ci riusciva.
Un giorno una fatina, di nome Dispettina, scese giù nel mare per farsi una bella nuotatina. Stellamarina, tutta curiosa, incontrò Dispettina e le disse: “Per favore, fatina, puoi aiutarmi e fare sì che io possa nuotare come i pesci….”. La fatina Dispettina,, che si chiamava così perché era un po’ dispettosetta, le rispose: “Io ti potrei aiutare, ma tu mi devi dire la parola magica” “E qual è?”, chiese speranzosa Stellamarina. “Se vuoi conoscerla, disse la fatina Dispettina, devi superare una prova. Dovrai incontrare un meraviglioso principe, tutto vestito di velluto azzurro e con le mutande rosse a pallini bianchi, e dirgli che io lo amo…. Se anche lui mi amerà, allora io ti rivelerò la parola magica che ti farà ricrescere una coda lunga, lunga, lunga come quella che avevi”.
Stellamarina andò allora in direzione del castello dove viveva il famoso principe azzurro colle mutande rosse a pallini bianchi. Risalì il fiume, nuotando sempre colla testa fuori dall’acqua, e alla fine giunse nelle acque del fossato che circondavano il castello. Alla mattina, quando il principe di affacciò dalla finestra della sua cameretta, vide nuotare nel fossato una stupenda fanciulla: era Stellamarina. Si tolse il pigiama, e con le sue mutande rosse a pallini bianchi si buttò con un meraviglioso tuffo ad angelo nelle acque del fossato.

Come si divertirono quei due!!! Nuotarono, si schizzarono, si lanciarono ranocchie, e alla fine esausti si misero a nuotare sul dorso. Solo allora il principe azzurro colle mutande rosse a pallini bianchi si accorse che quella che aveva creduto una fanciulla in realtà era una bellissima sirena. La sirena intanto aveva smesso di divertirsi ed era molto preoccupata, perché il fossato era pieno di pesci-gatto e lei aveva paura che le mangiucchiassero ancora la coda. Anche il principe non sapeva bene cosa fare, perché di sirene non ne aveva incontrate molte, anzi quella era la prima, e non capiva se doveva chiedere la sua mano o invece chiamare il cuoco del castello per farsela cucinare, perché lui adorava il pesce arrosto. Solo allora Stellamarina si ricordò perché aveva cercato il principe: “Senti principe, è stato bello giocare con te, ma la ragione per cui sono qui da te è che dovrei convincerti ad amare una fatina un po’ dispettosa, in modo da convincerla a dirmi la parola magica che mi farà ricrescere la coda..” “Ma che sciocchezza, disse il principe, tu non hai bisogno di nessuna parola magica, visto che sai già nuotare benissimo anche con la coda mangiucchiata, e io non posso innamorarmi di nessuna fatina, perché a me serve una bella moglie in carne ed ossa, che mi dia almeno quattordici figli e faccia sempre tutto quello che voglio….” Allora Stellamarina si accorse che sotto quelle mutande rosse a pallini bianchi c’era un principe davvero stupidotto, e se ne nuotò di nuovo fino al mare. Quando raccontò alla fatina quello che il principe aveva detto lei si arrabbiò così tanto che trasformò il principe azzurro in principe marrone, e marroni diventarono anche le sue mutande, per cause naturali….
Per ricompensare Stellamarina dei suoi sforzi Dispettina le rivelò comunque la formula magica: “Ricorda bene, Stellamarina, è una frase potentissima, perché ogni volta che la pronuncerai non solo potrai nuotare come un pesce, ma potrai ottenere tutto quello che vuoi. La formula magica è ‘io ci posso riuscire, se ce la metto tutta’. Ripetila una, due, dieci, cento, mille volte se necessario, e vedrai che ci riuscirai…” E Stellamarina, provando a nuotare come un pesce, cominciò a ripetersi “io ci posso riuscire, se ce la metto tutta’, e lo ripeté tante di quelle volte e si impegnò così tanto che alla fine ci riuscì davvero, e tutte le sue amiche sirene la salutarono con un grandissimo abbraccio mentre facevano capriole in fondo  al mare.

mercoledì 10 giugno 2015

Il viaggiatore

Il bambino guarda l’alieno con stessa curiosità di un delfino che osservi una candela o una farfalla. Il sonno è passato completamente. Non è impaurito proprio per nulla, anche se ha letto tante di quelle storie di alieni armati di raggi mortali che cercano di conquistare il nostro pianeta incenerendo tutto quello che capita loro a tiro. Questo alieno non sembra in grado di invadere neppure un asilo nido, i lattanti lo metterebbero in fuga a colpi di ciuccio, e se distrugge qualcosa probabilmente sarà un oggetto che cade a terra mentre lo maneggia con le sue lunghissime dita affusolate. Come il bicchiere che ha appena afferrato.
-          Forse è meglio se lasci stare quel bicchiere – dice il bambino
-          Quale bicchiere? – domanda l’alieno, e proprio mentre cerca di sollevarlo per portarselo verso la testa quello badabang! cade in terra frantumandosi in mille pezzi con un tonfo sordo – Scusa, credo di aver rovinato il tuo cannocchiale…
-          Non è un cannocchiale, era un bicchiere.
-          A cosa serve un bicchiere? Per guardare le cose lontane facendole sembrare vicine?
-          Quello è un cannocchiale.
-          Allora avevo ragione, è un cannocchiale.
-          No quello non era un cannocchiale. Non ti fa vedere vicine le cose lontane.
-          Hai mai provato?
-          No, certo che no.
-          E allora come fai a sapere che non è un cannocchiale?
-          Perché… perché… Mi sento un po’ confuso. Ma quello è un bicchiere. Serve per bere. Acqua, succo di frutta, latte. Nel mio a volte sciolgono anche le medicine.
-          Cosa sono le medicine? – chiede ancora l’alieno, che non sembra avere molta pratica con le faccende di questa terra, ma molta buona volontà di capirne qualcosa.
-          Non so di preciso. So soltanto che non posso vivere senza. E che a volte certe medicine servono per evitare che le altre medicine facciano male. E poi devi prendere altre medicine per quelle che prendi contro le altre. E alla fine prendi medicine per curare le medicine.
-          Non ho capito.
-          Neppure io. Ma vorrei anch’io chiederti qualcosa. Perché hai scelto di scendere proprio su questo pianeta?
-          Veramente fluttuavo nello spazio quando ho visto dallo specchietto retrovisore che il vostro pianeta mi stava piombando addosso a  velocitò stratosferica.[1] Non avete neppure suonato il clacson. O per essere precisi in quel preciso istante ne stavano suonando circa 11 milioni ottocentisessantasettemilaquattrocentoundici. Ma nessuno era rivolto a me. Per vostra fortuna sono un guidatore prudente, ho frenato atterrando dolcemente qua sopra. Stavo proprio cercando un pianeta dove riposarmi un poco. Sai dov’è una spiaggia?
-          Vuoi andare al mare? Ora capisco perché indossi il costume. E l’asciugamano. Sei venuto qua in vacanza, allora.
-          E’ questa la mia missione. Sto girando questo brandello della vostra galassia a caccia di sabbia e onde d’acqua salata. Mi sono utili perché sono uno scienziato. Devo ricercare la spiegazione delle relazioni tra le particelle elementari che danno forma all’universo. Si sa appunto che somiglia a un gigantesco mollusco ripiegato nella sua conchiglia. E lo spazio e il tempo sono il prodotto della schiuma ondeggiante di microscopiche unità elementari. E dove si trovano i molluschi? Dov’è che i cavalloni si rovesciano in schiuma? Al mare. Allora se vuoi capire l’universo è necessario andare sulla spiaggia. O magari su uno scoglio. Certo, mi piace anche costruire castelli di sabbia. E le piste per le biglie. E tuffarmi e nuotare inventandomi uno stile a seconda del mio sentimento: posso nuotare a suino disperato, a pendolo agitato, a pollo disossato, a fagiolo, a piovra anemica, a uovo. Pensa che nel mio pianeta ci sono milioni di mari, ma sono piccolissimi, somigliano a tante bacinelle per i piedi. In compenso sono profondissimi, ma minuscoli che se ti immergi rischi di restare incastrato. Una volta non ho resistito, mi sono tuffato di testa… e non c’era più modo di girarmi per uscire. Per fortuna mi hanno afferrato e tirato fuori per i piedi. Così ho imparato una lezione importantissima.
Segue un lungo silenzio, mentre l’alieno osserva interessato il monitor spento della televisione e alla fine soffia via la polvere. Poi conta le sbarre di metallo in fondo del letto. Poi s’incanta davanti alla sua immagine riflessa dal vetro scuro della finestra. Poi cerca di afferrare con le sue lunghissime dita il pulviscolo che ondeggia nell’aria illuminato dalla lampada accesa. Poi… poi il bambino che non ha mai smesso seguirlo con lo sguardo non resiste più e domanda:
-          Quale lezione?
-          Lezione? Ah già. L’ho dimenticata tanto tempo fa. Ricordo che c’era una lezione, però.




[1] Per amor di precisione a 29,839 chilometri al secondo. Per fortuna in quel momento l’autovelox spaziale non era in funzione.

domenica 29 marzo 2015

un po' di indovinelli sparsi

Nella forma si è formata
anche se non si è tagliata
[la crosta]

Non ne stuzzica venti
[lo stuzzicadenti]

Può avere buchi ma non è groviera
però a volte odora nella stessa maniera
[il calzino]

Se anche è ribelle, niente di male
ma allora non è verde né vegetale
[il ciuffo]

Grazie a un buco funziona
mentre un buco fa o risana
[l’ago]

Pelle quando umano è
Se vegetale pelle non è
[Il tessuto]

Perimetro del quadro e  geometrico mistero
ogni forma può assumere, nulla contenere o il mondo intero
 [la cornice]


Quando infine s’azzera
Si potrà dire: “C’era…”
[la candela]

Perde la testa ma non è arrabbiato
Solo quando non viene più usato.
[il cappello]

E’ piatto e non è piatto
[la scodella]


Se lo perdi non lo cerchi, se lo trovi l’avevi già


-          Tocca a te adesso – dice l’alieno – sono tutto orecchie, ma solo per modo di dire. Hai notato che ne sono privo? Almeno di orecchie funzionanti. Quelle che vedi ai lati della testa sono soltanto per bellezza, mi fanno fare bella figura nella stagione degli accoppiamenti. Posso ascoltare i rumori solo percependo le vibrazioni della materia. E le tue labbra che parlano. E poi mi aiutano le onde dell’aria, le avverto con la pelle delle mani…
-          L’indovinello è questo – taglia corto il bambino – Quando lo perdi non lo cerchi, quando lo trovi l’avevi già. Non tirare a caso per cercare la soluzione, però. Se no non è divertente, devi sforzarti di pensare alla risposta.
-          Accidenti. Questo è difficile – mormora l’alieno tra sé e sé. – Dunque, vediamo. Quando incontro un dilemma e non so come affrontarlo sai cosa faccio di solito? Mi concentro e ascolto le vibrazioni della mia anima. Ho fatto lo stesso quando mi sono imbattuto nei cacciatori di teste sulla quarta luna del pianeta Gotom, nella galassia UCY-323. A modo loro sono stati gentili. Mi hanno chiesto se potevano per cortesia prelevare la mia testa dal resto del corpo, poi me l’avrebbero restituita. Se non avessi dato ascolto alle pulsazioni del cuore forse adesso la mia testolina imbalsamata ciondolerebbe come un ninnolo da uno dei loro sedici colli. E l’abbellirebbe parecchio, te l’assicuro. Non solo perché è una gran bella testa, ma perché i cacciatori di teste di Gotom sono davvero molto, molto, molto brutti. E siccome hanno sedici teste ciascuno, è una bruttezza moltiplicata sedici. Però per loro non è affatto un problema, anzi. Organizzano concorsi di bruttezza, addirittura. Ma torniamo all’indovinello…
-          Aspetta aspetta – lo interrompe il bambino – come sei sfuggito ai cacciatori di teste?
-          Facile – dice l’alieno mentre si gratta la testa – l’anima m’ha urlato nelle orecchie di scappare a gambe levate. Mentre loro cercavano di fermarmi sputandomi addosso, perché è questo il loro modo di cacciare, hanno una saliva appiccicosissima che immobilizza le prede, mi sono precipitato dentro l’astronave e ho dato tanta energia ai motori che poco c’è mancato finissi dentro a un buco nero.
-          Ma il bambino non è convinto. – Penso che mi stai prendendo in giro. Quale cacciatore se ne va in giro sputacchiando? E poi solo gli esseri umano hanno l’anima. Almeno credo, o mi hanno fatto credere. Io ce l’ho, ma non so cosa sia. Mamma mia, è complicato, detto così sembra un indovinello…
-          Sarebbe un indovinello bellissimo! – esclama l’alieno – Tutti ce l’hanno anche quando non lo sanno: cos’è? L’anima! In realtà tutto ha un’anima. Però puoi sentirla solo se chiudi gli occhi e apri il cuore – ah, il cuore va aperto ma poi richiuso, non scordartelo, all’incirca ottanta volte al minuto, se no smette di battere e patatrac. Potrai accorgerti che ogni granello di sabbia, ogni goccia d’acqua, ogni miserabile lombrico, ogni molecola di anidride solforosa e perossido di zinco, ogni cometa, ogni galassia di questo e di tutti gli altri universi ha un’anima. C’è un’energia nascosta a congiungere tutto quello che esiste, unisce con legami invisibili materia e anima. So che voi uomini avete provato a chiamarla in tanti modi diversi. A questo servono le leggi della fisica. Gli scienziati non lo sanno ma con tutti i loro sforzi tentano solo – e come sono goffi! – di misurare l’ampiezza e la potenza di questa vibrazione universale, e neppure la riconoscono, per questo le danno nomi bizzarri. Forza di gravitazione, ad esempio. L’hanno trasformata in legge, con una formula bellissima. Ogni corpo attrae ogni altro corpo tanto più intensamente quanto più sono grossi e vicinissimi. Forse è’ per questo che alcune persone mangiano troppo e male. Vogliono ingrassare a dismisura. Perché si sentono sole. E sperano così di avvicinare gli altri con la loro irresistibile forza gravitazionale, di farli ruotare attorno a sé come satelliti. Ma poi un signore di nome Albert coi capelli ritti da scienziato pazzo scopre che anche il tempo e lo spazio sono incatenati tra loro. E allora la pulsazione del tempo rallenta quando ci si avvicina a un grande peso, come quello del buco nero in cui stavo per precipitare, o di un pancione pieno che attrae panini e salsicce. O quando si corre velocissimi per inseguire il bagliore delle stelle, come ho fatto io con la mia astronave. Se catturi la luce fermi il tempo: lo sapevi? Il TEMPO! E’ questa la risposta all’indovinello, giusto? Meno male che ho trovato il tempo di risolverlo.
-          Giusto, sei arrivato alla soluzione, magari l’hai presa un po’ larga... – ammette il bambino a malincuore. Era divertente ascoltare le divagazioni dell’alieno.


L’alieno che viene da lontano

Il bambino che non ha un briciolo di paura fissa l’alieno a bocca aperta. Anche l’alieno guarda il bambino, i suoi occhi sono fissi come quelli di un pesce in un acquario, il suo sguardo sembra provenire da un’altra dimensione. Per un attimo l’alieno si volta indietro e osserva curioso le infermiere che hanno ripreso a parlare sottovoce appoggiate ad una porta, proprio in fondo al corridoio.
-          Chi sei? – domanda il bambino.
-          Questa è la domanda più difficile che mi abbiano mai fatto – risponde l’alieno.
-          Da dove vieni? – insiste il bambino
-          No, mi correggo. Questa è la domanda più difficile che mi abbiano mai fatto – risponde l’alieno
-          Non capisco – dice il bambino – mi sembrano domande semplicissime. Quando ti domandano chi sei rispondi col tuo nome. Io ad esempio mi chiamo…
-          Capita spesso che ti chiami da solo?
-          No, in effetti non mi chiamo mai da solo, sembrerei uno scemo. Sono gli altri che mi chiamano – riflette il bambino.
-          E perché ti chiamano così?
-          Perché è il mio nome.
-          Perché hai scelto proprio quel nome?
-          Non l’ho scelto io.
-          Aspetta allora, dimmi se ho capito bene: tu sei il tuo nome che è la parola con cui ti chiami ma in realtà non sei tu visto che tu non ti chiami, sono gli altri che ti chiamano, quelli che hanno scelto il tuo nome. Quindi tu sei quello che gli altri hanno deciso tu sia. Giusto? – conclude soddisfatto l’alieno con un sorriso trionfante che andava da un orecchio all’altro. O forse era un orecchio che sorrideva da una bocca all’altra.
-          Sì. Cioè no. Non lo so più. Ma tu chi sei invece? Non ci credo che non lo sai.
-          Ho detto solo che era una domanda difficile, mica che non so la risposta. Solo che di risposte ce ne sono tante.
-          Ma tu sei uno solo, ci deve essere una sola risposta alla domanda “chi sei?”
-          Davvero sulla terra è tutto così semplice? – risponde l’alieno.
-          No, sulla terra è tutto molto complicato. Ma almeno noi terrestri sappiamo cosa rispondere a domande come chi sei e da dove vieni
-          Sapete rispondere. Ma non è detto che quella che date sia la risposta giusta.
-          Forse hai ragione – riflette il bambino - Tu come risponderesti allora?
-          Io chimicamente sono ossigeno, carbonio, idrogeno, calcio, azoto, rame, da cui proviene il mio sgargiante color ramarro, e poi fosforo, zolfo, cloro, potassio, sodio, fluoro, ferro, iodio, zinco e tracce di manganese cromo e nichel. Io biologicamente sono acqua più o meno per due terzi, e poi grassi proteine zuccheri e sali minerali. Io ereditariamente sono il prodotto di una catena di informazioni che finora è stata trasmessa ottocentoquattordicimilanovecentosettantuno volte di generazione in generazione su come combinare quegli ingredienti nel minestrone della cellule che compongono la mia incantevole entità. Io nominalmente sono quello che decido di essere. Mi chiamo come voglio, non come vogliono gli altri. Con te adesso credo che vorrò chiamarmi Alieno. E’ così che mi vedi, allora puoi chiamarmi così.
-          Va bene, sei un alieno. Anzi l’Alieno. Ma non hai risposto all’altra domanda. Da dove vieni?
-          Dipende dal sistema di riferimento dal quale consideri mio spostamento. Vengo dal corridoio di questo ospedale. Vengo dal tetto di questo edificio. Vengo dalla cabina di pilotaggio della mia astronave. Vengo da un periodo in  cui digerisco molto male e sento un formicolio alla testa e un peso al cuore. Vengo da un grandissimo amore non corrisposto. Vengo dal corridoio spazio-temporale che si è aperto grazie al collasso della massa oscura che circonda la galassia TTNC-614. Vengo da….
-          Credo di aver capito. Vieni da molto lontano.


L’atterraggio

Il bambino non riesce ad addormentarsi, anche se muore di sonno. Le macchine intorno a lui ronzano dolcemente, come un alveare. Niente miele, però, peccato. Dal corridoio una luce bianca disegna il riquadro della porta e il riflesso sul pavimento regala spessore agli oggetti che riposano con lui nella stanza. Ogni tanto un bisbiglio d’infermiere, come acqua che scorre. Quando ridono piano invece sembrano colombe. Il bambino non ha paura di niente, mentre tutti intorno a lui sembrano spaventati.
Poi d’improvviso un sibilo che sale, finché un rumore assordante fa tremare tutti i vetri, in un fracasso di mille pentole sbattute in terra da un gigante affamato: vibra tanto il letto che si mette a ballare per la stanza, e le luci di tutte le macchine lampeggiano impazzite rosso-verde-bianco-giallo-blu come decorazioni di un albero di Natale…
Cosa sta succedendo? – si chiede un po’ allarmato il bambino, che però non riesce proprio ad avere paura. Ed è allora che scorge l’astronave fuori dalla finestra. Simile a un drago manda bagliori di fuoco, sbuffa vapore come un forno incandescente d’acciaieria mentre si posa goffamente a terra con le sua mille braccia meccaniche. Il bambino s’immagina che accorrano tutti, polizia carabinieri e vigili del fuoco, aspetta solo il rumore assordante delle sirene. Ma nessuno sembra accorgersi di nulla oltre a lui, non accade nient’altro e il fragore si placa poco a poco, fino a quando il suo mondo ritorna silenzioso come prima. Che abbia sognato tutto? pensa il bambino. Anche le infermiere non parlano più.
Tutto silenzioso? Clippiti cloppiti clippiti cloppiti…. un suono come di ciabattine che si avvicinano nel corridoio, sempre di più… clippiti cloppiti… il bambino gira la testa verso la porta, incuriosito ma certo non spaventato, e finalmente appare sulla porta….
Clippiti cloppiti – dice l’alieno. Ha un testa enorme e calva ed è alto quanto una speranza – quindi a momenti microscopico, a tratti pare un colosso. In quel preciso istante misura esattamente come cinque gatti uno sopra l’altro, ammesso che qualcuno li convinca a mettersi in colonna. E’ quella la statura con cui il bambino lo vedrà da allora in poi. Indossa quello che sembra un costume da bagno scarlatto che spicca sulla sua pelle color ramarro, ha un asciugamano da spiaggia sottobraccio, e calza due ciabattine che fanno anche loro clippiti cloppiti quando cammina.
-          Come hai detto? – domanda il bambino.
-          Clippiti – ripete l’alieno.
-          Cloppiti – conclude il bambino.
E’ così che è nata la loro amicizia.

                

domenica 14 settembre 2014

Indovina indovinello

Indovina indovinello
non è questo e non è quello
se il suo suono si diffonde
è perché ci son le onde
onde lunghe, medie, corte
fanno un suono lieve o forte
per poterlo ascoltare
mica devi andare al mare!

Clicca qui per avere la soluzione dell'indovinello



venerdì 8 agosto 2014

Indovina indovinello


Indovina indovinello
non è questo e non è quello
gira gira la lancetta
pensa bene, senza fretta
tanto il tempo non è la chiave
lo è qualcosa di più grave... 


clicca qui per scoprire la soluzione







Indovina indovinello....


Indovina indovinello
non è questo e non è quello
nel suo nome c'è un sentore
che ricorda il buonumore
perché faccia questo effetto
non importa che sia cotto
cucinato a menadito
fatto in bianco oppur condito
non lo devi masticare
ma soltanto... pronunciare


Indovina indovinello...


Indovina indovinello
non è questo e non è quello
è un bugiardo, ve lo giuro
mente sempre, son sicuro
se il suo nome dicesse il vero
oramai sarebbe in cielo
ma se manca una sua dose
sembran stupide le cose...

lunedì 12 maggio 2014

Indovina indovinello....


Indovina indovinello
non è questo e non è quello
ha un bel collo, un collo stretto
ma non porta cravatta, né colletto
e se qualcuno ha sete - allora son dolori
perché l'acqua non la beve, ma la sputa fuori!

Clicca qui per scoprire la soluzione



martedì 6 marzo 2012

La giostra invisibile (di Lorenzo e Alberto). Racconto da 1 minuto

Un altro racconto ripescato per caso, di tanti anni fa.


C'era una volta un bimbo che voleva andare su una giostra invisibile. "In questo modo, pensava, potrò starci tutto il tempo che vorrò, perché nessuno se ne accorgerà". Ma la mamma gli spiegò che non poteva andare su una giostra invisibile, proprio perché era invisibile, e dunque anche se esisteva non sarebbe mai riuscito a trovarla. Allora il bimbo si mise a girare per la città in cerca di un mago. Finalmente lo trovò, nascosto dietro un cespuglio (stava facendo la cacca, naturalmente cacca magica). Quando uscì dal cespuglio il bimbo gli chiese: "Caro Mago, potresti darmi una pozione magica per vedere le cose invisibili?" "Certo bimbo, eccola qua", disse il mago, che lo aveva preso in simpatia, porgendogli una boccetta con dentro una specie di aranciata. Il bimbo si bevve la pozione tutta d'un fiato, e la prima cosa che vide fu proprio una giostra meravigliosa che stava lì, davanti ai suoi occhi, ma prima non poteva vederla.
Però era rotta. Che fregatura!!!

Il principe dei puzzi (di Lorenzo e Alberto). Un racconto da 2 minuti

[una storia di tanti anni fa, ripescata per caso...]


C'era una volta un principe che non sopportava nessun tipo di puzzo. Odiava il puzzo di aglio e di cipolla, non sopportava il puzzo di piedi, ma il puzzo peggiore per lui era il puzzo di puzzetta. Allora proibì a tutti gli abitanti del suo regno di fare qualsiasi puzzo. Che tragedia per i suoi poveri sudditi!! Dovevano lavarsi i piedi quaranta volte al giorno, dovevano cucinare evitando qualsiasi soffritto, e soprattutto non dovevano fare nessunissimo rumorino dal di dietro. Le trattenevano tutto il giorno, alla sera rischiavano di scoppiare!!! Però il principe era tutto contento, e tutti i giorni le sue guardie giravano per le strade del regno annusando l'aria e portando in prigione tutti quelli che producevano odori non consentiti. Finché una notte, mentre dormiva, il principe fu svegliato di soprassalto da un rumore terrificante: era una scoreggia potentissima come un tuono, così forte che scoperchiò il tetto del castello!!! Arrabbiatissimo, ancora in pigiama, scese urlando per le strade: "Chi è stato? Voglio sapere chi è stato!!!!" Le sue guardie controllarono tutti gli abitanti uno a uno, me nessuno puzzava. Allora un servitore gli si avvicinò e tremando di paura bisbigliò: "Veramente, Altezza, l'unico che sembra puzzare è il vostro sedere regale". Allora il principe capì che era stato proprio lui a scoreggiare mentre dormiva, e si vergognò talmente tanto che tolse il divieto di puzzo. Da quel giorno, quel paese cominciò a puzzare talmente tanto che fu conosciuto in tutto il mondo come il regno del gorgonzola.

sabato 24 dicembre 2011

La scomparsa di Babbo Natale

[attenzione! Per i suoi contenuti questa filastrocca è inadatta a lettori di età inferiore agli 11 anni! Si declina ogni responsabilità per traumi psicologici derivanti da un utilizzo inappropriato di questa filastrocca...]


Non c’è più Babbo Natale!!!
C’è chi dice che sta male
è finito all’ospedale?
Sono in sciopero le renne
o s’è perso tra le antenne?
E’ partito in vacanza
verso un mare tropicale?
Forse chiuso in una stanza
al buio pensa e ripensa
si sente così depresso
che l’arrosto gli par lesso…
S’è rotto una gamba o un piede?
A dirlo non ci si crede:
bimbe e bimbi son cresciuti
ormai sono più avveduti
undici anni li han compiuti
ed il conto sanno fare:
come farebbe a volare
per i tetti in tutto il mondo
ed in meno di un secondo
giù dal tetto, beve il latte
si trangugia anche un biscotto
dà il regalo, poi d’un botto
già riparte nella notte
e se i tetti son miliardi
non conosce mai ritardi
poi la slitta con le renne
neanche avessero le penne
a volar nel firmamento
e sai che bombardamento
dato il loro appetito
quando il fieno han digerito?
Chi ci crede è un po’ citrullo…”
però crederci era bello!
E così ora Babbo è triste
dicono che non esiste…
"Accipicchia, non comprendo,
quasi quasi un po’ mi offendo…
finché un bimbo in me crede
ci sarà chi poi mi vede
così se non esistessi
non sareste più gli stessi.
Non sarò in carne ed ossa
anzi meglio, in carne e grasso
ma ho il peso dell’amore
e per questo so volare
e ho la forza di un pensiero
come i sogni… sono vero!"

lunedì 13 giugno 2011

Filastrocca dell'acqua di tutti


Viva l'acqua che è di tutti
lava i visi belli e brutti
lava i piedi e anche le mani
di tutti gli esseri umani.

Viva l'acqua che è comune
e tirando su la fune
sale l'acqua su dal pozzo
così bevi se hai il singhiozzo.

Viva l'acqua che disseta
scorre liscia come seta
dalla bocca fino a lì
dove poi... si fa pipì.

Viva l'acqua che solleva
chiunque ha sete e se la beva
di sorgente o rubinetto
è anche meglio del chinotto!

Viva l'acqua che è preziosa
più di ogni altra cosa
può valer più d'un diamante
e non deve costar niente.

Viva l'acqua che è di tutti
bimbi, piante, rospi e gatti
dei giganti e dei serpenti
tutti gli esseri viventi.



domenica 13 marzo 2011

Filastrocca di Carnevale (tutta di Viola...)

Il carnevale
fa tanto male
fra scherzi  e  risate
c’è casino come  sulle cascate
il  pirata e la fatina
stanno appiccicati come la gelatina
l’uomo nero e l’indiano
fan  proprio baccano
le stelle filanti
volano come gli ottovolanti
i coriandoli
per i bambini sono tesori
come uccellini
che baldoria il carnevale
anche se fa un po’male

mercoledì 22 dicembre 2010

L’ultima avventura di Babbo Natale


Quando dal camino scende
Lui non sa quel che lo attende
E perciò Babbo Natale
Teme un po’ di farsi male

Può trovare il fuoco acceso
Che scoppietta al caminetto
Come può restare illeso
Se gli fuma anche il berretto?

Troppe fette di pandoro
Ed ecco l’indigestione!
Mal di pancia, gran bruciore
Però eran troppo buone...

Negli spigoli il ginocchio
Mille volte ha già sbattuto
Non parliamo poi dell'occhio
Che è più nero del velluto

A volte suona l’allarme
Mentre sbuca in un salotto
Così più nessuno dorme
E lo insegue un poliziotto

Perciò lui con gran prudenza
Vaga al buio in ogni stanza
Ma aggirandosi a tentoni
Può trovar degli spunzoni

Se si strappa i pantaloni
Resterà al freddo in mutande
Dalle scale a ruzzoloni
Rischia d’inciampar cadendo

Una volta, rotto un piede,
Il gambone s’è ingessato
A dirlo non ci si crede:
Elfi e renne l’han firmato!

In volo con le stampelle
Nel suo giro universale
Per sbaglio lasciò anche quelle
Come dono di Natale

Oramai tra tanti rischi
Babbo un poco si destreggia
Latte, dolci e altri rinfreschi
Ogni casa è la sua reggia

Ma alle volte il suo problema
E’ così difficoltoso
Che gli causa un gran patema…
E’ un problema… assai peloso:

Cani e gatti non lo sanno
Che a Natale ogni anno
Ciò che scende dal camino
Non è un ladro o un topolino

E così tra morsi e graffi
E il ringhiare d’un alano
Sembra anche d’udire i soffi
D’un micione... siberiano

E se inizia la battaglia
dopo un grande parapiglia
alla fine in tutta fretta
Babbo scappa con la slitta

Ma con una gran pensata
Sai che fa Babbo Natale?
Ha una sacca preparata
E il regalo è un po’ speciale…

Fuffi o Fido se son buoni
Troveranno i loro doni
Topi a molla, ossi di gomma
Un collare con la gemma

E così Babbo Natale
Non rischia di farsi male
Quando entra in una casa
Il saluto… son le fusa.
           
*          *          *

Una cosa che non sa
Quando arriverà stanotte
E’ la grande novità
Ed è che… ci son tre gatte!

Miciu, Piciu, e anche Baffetta
Nella cesta acciambellate
Proprio come fanno i gatti
Nell’inverno… e anche d’estate

Così Babbo, stai attento
Perché lì, sul pavimento
L’uno o l’altro bel micino
Spesso lascia… un ricordino.


domenica 13 giugno 2010

Piccola filastrocca per la fine della scuola (dedicata alle maestre di Viola)


Alla fine della scuola
la maestra si sente sola
quel silenzio pare strano
non c'è più quel gran baccano
che di solito accompagna
la maestra alla lavagna.
Ma però di ogni bambino
al risveglio al mattino
- ve lo giuro, è proprio vero...-
questo è il primo pensiero:
Preferisco un po' dormire
ma maestra, fammi dire:
ti vogliamo tutti bene
e col cuore stiamo assieme
anche a casa, al mare o ai monti
ti pensiamo tutti quanti
tanto poi l'estate vola
basto poco.... riecco scuola!

domenica 7 febbraio 2010

Un altro carnevale è possibile!


Vero è che a Carnevale

nulla è quello che sembra

e poi ogni scherzo vale…

così quando vedi un’ombra

che par quella di un gigante

dammi retta, non è niente

anche se somiglia a un lupo

e sei Cappuccetto Rosso…

guarda meglio, vedrai il capo

d’un bambino bello grosso

col costume assai peloso

che si gratta come avesse

cento pulci sopra il muso…

colpa di due Principesse

poi fuggite a perdifiato

che sul naso gli han spruzzato

una polvere speciale:

prude in modo micidiale!


Così in questo Carnevale

tutto gira all’incontrario

e non c’è niente di male

così il mondo è un po’ più vario…


Ci si trova una fatina

dalle lunghe trecce bionde

amorevole e carina

chi la vede si nasconde

perché è peggio di un guerriero

ve lo giuro, è proprio vero!

la sua magica bacchetta

lei la tiene sempre stretta

ma non l’usa per magia:

chi la vede scappa via!

contro Zorro ha lottato

e con quella l’ha infilzato

dopo il combattimento

lui è fuggito come il vento,

tre pirati e un samurai

sempre in cerca di guai

a duello l’han sfidata:

la fatina si è arrabbiata

tutti e quattro li ha sconfitti

così loro zitti zitti

dopo aver preso le botte

per la grande umiliazione

se ne vanno a capo chino

uno lascerà stanotte

un dente sotto al cuscino

per la fata del dentino.


Solamente a Carnevale

tutto sembra sottosopra:

mascherato da maiale

o con la barba da capra

puoi incontrare una Regina,

una Pippi o Colombina

e sembrar loro assai bello

almeno come porcello

e così in coppia reale

esser Re del Carnevale

e durante la sfilata

la coppia più ammirata.


Non ci son più differenze

quando iniziano le danze

e in un grande girotondo

si ritrova mezzo mondo

un clown con un’indiana

una scimmia con banana

sei Arlecchini ed un drago

l’orco Shrek, un’ape e un mago

un cane dei centouno

Biancaneve senza un nano

un egizio ed un suo amico

un Romano molto antico

Topolino assieme a Pluto

ed un cavaliere astuto

una dama medioevale

tutti in questo Carnevale

a ballar fino al tramonto

e cantare un solo canto,

a sbafarsi frati e cenci

e inseguirsi con i lanci

di coriandoli a milioni,

e montarsi a cavalcioni

per tirar stelle filanti

più lontano, tutti quanti,

e coprirsi anche di schiuma

soffice come una piuma

tenera come la panna:

quando se ne accorge mamma…


E così non è mai uguale

la festa di Carnevale

anche quando ormai è finita

lascia nella nostra vita

una lunga, lunga scia

che come stella filante

si allunga tra la gente

e resiste, non va via:

è un pensiero d’allegria…