giovedì 31 gennaio 2008

Filastrocca dell'uomo che ride


Un uomo per strada rideva, rideva
mentre la sera piano scendeva,
e anche dopo che la notte è calata
nel buio riecheggia quella risata,
poi è tornato di nuovo mattino
lui ride ancora come un bambino.
I passanti lo guardano e tirano dritto
qualcuno dice: Ma questo è matto!
Solo un signore indugia e poi pensa:
Qui forse ci vuole un'autoambulanza.
Nessuno si unisce, non è contagiosa
quella risata, nessuno osa
ridere assieme a quell'uomo strano
che ride ancora, ma sempre più piano.
Però se ci pensi, lui non è pazzo

a scioglier la vita in uno sghignazzo:
se l'uomo in strada sta ancora ridendo
forse ha capito la follia del mondo.

martedì 29 gennaio 2008

Una città perfetta











Filastrocca della città perfetta

dove nessuno va mai di fretta,

se si è in ritardo c’è la bicicletta

perché ogni macchina è stata costretta

a starsene ferma un po’ dove le pare

tanto nessuno la può più guidare,

così non c’è traffico, non c’è rumore

già questo ti mette di buonumore

specie al mattino quando scendi in strada

e non ci trovi neppure una coda,

esclusa la fila di ragazzini

davanti al negozio di pasticcini.

Resta solo un’auto abbandonata

che però ormai è stata scambiata

per comoda cuccia dai gatti randagi

che in processione come re Magi

ogni sera in cui piove o tira vento

vanno e s’ammucchiano tutti là dentro.

E’ una città così straordinaria

che per respirare la sua buona aria

scendono genti dalle montagne

migrano rondini e a volte cicogne.

Ci sono giardini, ma proprio belli

con fiori, alberi e canti d’uccelli

e fontane d’acqua così trasparente

che quando le guardi non vedi niente.

E là i bambini decidono loro:

“Caro babbo, oggi niente lavoro,

smettila adesso di sfogliare il giornale

io son cacciatore, tu fai il cinghiale,

invece tu mamma stai ben nascosta

che io faccio il sub, e tu l'aragosta”.

Non ci son soldi nella città perfetta

per pagare basta una barzelletta,

con una storia un po’ divertente

ti compri un etto di cacao fondente

e combinando uno scherzo riuscito

riesci a acquistare un cannolo farcito.

E ovunque c’è aria di felicità:

vorrei proprio viverci in quella città!


A un’amica lontana


Filastrocca dell’amica lontana:

sai che mi accade una cosa un po’ strana?

So che mi ascolti anche quando non parlo

sai quel che guardo anche senza indicarlo

sai quel che penso anche se non lo dico

e poi mi incoraggi quando mi affatico

se sono un po’ triste mi fai facce buffe

e poi coi cuscini inventiamo baruffe

se piango, se rido, tu lo fai con me

e neppure t’importa sapere perché

sei sempre con me anche se non ci sei

se tu non ci fossi, t’inventerei…

giovedì 24 gennaio 2008

L’incurabile timidezza della vipera


Non c’è in un tutto il creato un animale

che della vipera sia più gentile

e garbato nella conversazione,

lei rifugge qualsiasi confusione

e timorosamente interloquisce

con un sibilo che non si capisce,

una volta addirittura temendo

d’aver detto qualche cosa di male

s’è morsa la lingua così finendo

d’urgenza all’ospedale.

Coyote ululà


Senti il coyote che ulula alla luna?

E’ da quando è nato che si dispera

ogni notte per la sua condizione,

guaisce e singhiozza da mattino a sera

non riuscendo a farsene una ragione.


Da dove viene questo scoramento?

Nessuno lo sa, ed è ormai acclarato:

l’antico motivo di quel tormento

lo stesso coyote se l’è scordato,

perciò rinnova il suo triste ululato…

martedì 22 gennaio 2008

E adesso, Principessa?




















C’era una volta una Principessa

che urlava sempre come un’ossessa,

voleva questo e voleva quello,

voleva mutande intonate al cappello,

e la cintura di vero vitello

e i bottoni color verde pisello,

anzi piselli, nel senso di verdura

cuciti alla maglia con grande cura,

e duecento scarpe senza allacciatura,

tutte scarpe destre, una sinistra sola,

così aveva una scusa per saltare la scuola.

Strillava ogni giorno sempre più forte

perché le gonne non erano corte,

poi all’indomani le voleva lunghe

ma solo quelle decorate a losanghe

e protestava fino a perdere il fiato

perché il colletto s’era stropicciato

e la sfumatura della sua giacca rosa

non s’intonava più con la blusa.

Tutti l’accontentavano con grande premura

anche perché metteva un po’ di paura,

finché un giorno furon proprio i vestiti

a dire : “Basta, ci siamo stufati!”

Decisero assieme una strana protesta

così da fare abbassare la cresta

a quella principessa maleducata

bella e elegante ma tanto ingrata.

Prima s’acquattarono in un ripostiglio

e poi si nascosero ancora meglio,

dove si trovino non ve lo dico

anche perché sono ormai loro amico

e non vorrei che faceste la spia

alla principessa che come un’arpia

gira per casa sempre più furibonda

e grida tanto e fa baraonda

senza però che nessuno risponda.

Cerca i vestiti, ma senza successo.

Povera Principessa: e adesso...?


domenica 20 gennaio 2008

La filastrocca sciocca



C’era una volta una filastrocca

che per la paura di sembrar sciocca

non voleva essere raccontata

e in un libro si era rintanata.


Solo lei leggeva le proprie rime

pensando: “Senti come sono sceme,

meglio il silenzio che esser presa in giro.”

Quindi si assopiva con un sospiro.


Ma proprio mentre era lì addormentata

una bimba curiosa l’ha trovata,

tutta a memoria se l’è imparata,

da quel momento non l’ha più scordata.


La ripeté per tutta la giornata

e ogni volta faceva una risata,

poi siccome era assai divertente

la raccontò a un sacco di gente.


Da allora passa di bocca in bocca

la filastrocca che si credeva sciocca

e ogni bambino quando la sente

diventa un po' più intelligente.

sabato 19 gennaio 2008

Miserabile lombrico


Miserabile lombrico

sempre solo, mai un amico,

mai uno straccio di compagna

e una moglie se la sogna.


Sempre nudo come un verme,

poiché verme è in effetti,

lui molliccio e filiforme

e con mille altri difetti


passa tutta la giornata

d’una vita invertebrata

a scavare sottoterra

nell’attesa inappagata


che qualcuno lo soccorra

e gli mostri il cielo o il mare.

Non succede, ma se accade

lo sta usando un pescatore.


Miserabile lombrico

spinto da un pudore antico

a occultarsi nei recessi

della terra e sotto ai sassi,


Lui alla fine l’ha capito

che la vita l’ha tradito

sotto il suolo si è sepolto

lì si pente e prega molto.


Pensa che dopo la morte

sarà in cielo il suo destino

ma se vola, è la sua sorte,

l’ha mangiato un uccellino.












Il linguaggio dei delfini












Il delfino è assai più intelligente

di quello che tende a pensar la gente,

pare infatti che abbia una risposta

a ogni seria questione che gli è posta.


Ma l’uomo purtroppo è assai ignorante

e mai gli ha fatto una domanda giusta,

così tace il delfino e non risponde

mentre salta scomparendo fra le onde.




Ma i delfini parlano veramente? Clicca qui

oppure qui per saperne di più...

E invece clicca qui se vuoi ascoltare il linguaggio dei delfini

mercoledì 16 gennaio 2008

Filastrocca dell’Oca Starnazza



Filastrocca dell’Oca Starnazza

che beveva il caffè dalla tazza.

Ne beveva due litri ogni giorno

se vedeva qualcuno là attorno,

non dormiva ormai da una vita

nel timore di finir arrostita,

e per sentirsi proprio al sicuro

si acquattava nel posto più oscuro,

stando sveglia per tutta la notte

compativa quelle sempliciotte

delle oche sue amiche allineate

che invece russavan beate,

quando nel buio scoccavan le tre

preparava dell'altro caffé

e versandolo nella sua tazza

pensava: "Me nessuno m'ammazza!"

Finché un giorno al suolo stramazza

proprio lei, proprio l’oca Starnazza.

Si chiede un'amica dolente

la ragione d'un destino inclemente:

“Morì così giovane! Perché?”

Ma come sarebbe perché, perché…

Aveva bevuto troppo caffè.

Fame da lupi



C’era un lupo che era così affamato

che quando riecheggiò un ululato

in realtà non aveva emesso fiato.

Lo stomaco gli aveva brontolato.

Lo spleen della gallina


Una vita ristretta,

lei becchetta, becchetta.

Mai qualcosa di nuovo.

Ogni tanto, un uovo.

martedì 15 gennaio 2008

La prudenza del canguro







Il canguro correva

dritto come un siluro

finché non inciampò

finendo lungo e duro.

Così da quella volta

prudentemente salta.

venerdì 11 gennaio 2008

La balena innamorata


La balena ha un cuore tanto grande

che quando s’innamora l’emozione

la fa immergere in acque più profonde

dove celare a tutti la passione.


Ma le bolle affioranti dall’abisso

confermano uno strano paradosso:

la balena, animale sì discreto,

nasconder può l’amor, ma non il peto.

giovedì 10 gennaio 2008

L’innegabile colpevolezza dello struzzo


Quando lo struzzo nasconde la testa

sottoterra e lì sotto a lungo resta

certamente non è per timidezza,

è che ha appena fatto una gran puzza.



Le strisce della zebra

Spesso la zebra s’immalinconisce

perché, pensa e ripensa, non capisce

il perché delle sue famose strisce,

che senso hanno, chi gliele fornisce…


Senza risposta, lei s’intestardisce,

ma il tempo passa, la vita svanisce,

portando via, assieme alle sue angosce,

anche la zebra e tutte le sue strisce.

L'involuzione della specie


L'uomo guarda la scimmia
salire su un banano
e poi riflette: "Strano
vedere una creatura
a un soffio dall'umano".

La scimmia guarda l'uomo
cascare giù da un pesco
e poi pensa: "Pazzesco
gli manca tanto poco
per essere scimmiesco".

domenica 6 gennaio 2008

Una vita da befana



Certamente è proprio strana
una vita da Befana.
Tutto l'anno si riposa,
tutt'al più va a far la spesa,
stravaccata sul divano
col telecomando in mano
a guardar film e cartoni
colle gambe penzoloni,
poi in vacanza ai monti o al mare
senza aver nulla da fare,
si diverte, va a ballare,
torna a casa a malincuore
sempre brutta ma abbronzata
e comincia un'abbuffata
di dolciume e di crostate
e banane e cioccolate,
però poi siccome è inquieta
ecco che si mette a dieta
perde chili, si fa bionda
si diverte con la fionda
a tirar cioccolatini
ai bambini dei vicini.
Ma poi arriva il nuovo anno
e comincia con affanno
a raccogliere dolciumi
giochi bambole e profumi
da portare in una notte
sorvolando sulle rotte
delle stelle tutti i mari
ai bambini buoni e cari.
Tutto in una notte sola
e vedessi come vola!
La sua scopa sembra un razzo
che si ferma in ogni spiazzo
per lasciar a ogni bambino
qualche dolce e un pensierino.
E' un lavoro delicato,
pensa che le è capitato
di scambiar per un camino
l'apertura di un tombino
e così , che gran scalogna,
è finita nella fogna.
Così vola senza sosta
da una costa a quella opposta
fino a che, ed è già mattino,
si risveglia ogni bambino.
A quel punto la Befana
sulla propria casa plana
entra dentro e, prima cosa,
va nel letto e si riposa.
La Befana finalmente
dorme e non pensa a niente
e sognando di dormire
dorme ancora all'imbrunire,
una volta, cosa strana,
dormì una settimana.
Poi si alza, si stiracchia,
piega un poco le ginocchia,
va in cucina, quindi pranza,
mette un disco e dopo danza
è felice mentre pensa:
Ricomincia la vacanza!

giovedì 3 gennaio 2008

Fammi un'indovinello...


Indovina indovinello
non è questo e non è quello
indovina quel che sai
proprio mentre ora lo fai,
e se è difficile è più bello
perché lui
è ......

clicca qui per la risposta...


mercoledì 2 gennaio 2008

La canzone dell'antico cavaliere


E' triste l'esistenza dell'antico cavaliere:

se la cacca gli scappa la deve trattenere,

non si può immaginare quanto la vita è dura

se la devi passare chiuso dentro a un'armatura.


Ricordo una volta che gli venne la diarrea

e dentro l'armatura saliva la marea:

sconfisse il nemico, ma con poco onore:

lo fece fuggir via per il cattivo odore.


Un'altra volta avendo bisogno di un clistere

si fece trapanare nei pressi del sedere,

ma proprio in quel buchetto, durante una crociata,

entrarono sei frecce e una lancia affilata.


Persino far pipì diventa un'avventura

quando ci si dimentica di fare un'apertura:

se il cavaliere sgocciola dentro l'armatura

questa arrugginisce anche con la segatura.


Vorrebbe il cavaliere partire lancia in resta

trafiggere il dragone e fare una gran festa

ma l'armatura cigola e si blocca all'improvviso

lui crolla faccia a terra, anche il dragone ha riso.


Stare in un'armatura ha un altro inconveniente

che l'antico cavaliere trova molto imbarazzante:

ogni minima scoreggia per l'eco dirompente

risuona forte e sembra un barrito d'elefante.


E' triste l'esistenza dell'antico cavaliere

anche per le mille e più pene d'amore:

ogni volta che incontra una pulzella innamorata

non la può baciar, la visiera s'è incastrata.


Se viene colto poi da irrefrenabile passione

quando la pulzella gli accarezza lo spadone

denudarsi non si può, ahi che delusione:

egli cozza contro la sua metallica prigione.


E questa è la canzone dell'antico cavaliere

evadere non può e si deve trattenere,

scoprire ogni giorno quanto la vita è dura

se la devi passare chiuso dentro un'armatura.


martedì 1 gennaio 2008

Facciamo una corsa?



Una lepre sfidò una tartaruga a corsa
convinta che mai e poi mai l'avrebbe persa
e infatti corricchiava senza fretta
quando la tartaruga la sorpassò in bicicletta.

La lepre a quel punto si volle rifare
e nella rivincita anche lei cominciò a pedalare
ma quando il traguardo era ormai vicino
la tartaruga la superò in motorino.