Il gatto gioca col topo
per istinto, senza scopo
tutt'al più il vago intento
d'un po' di divertimento
da strappare a un'esistenza
di tediosa indifferenza
e in quella vile corrida
manco il gusto della sfida
tanto il topo tramortito
s'assoggetta al bieco rito
e nell'impreparazione
mica impara la lezione.
Ma ogni tanto, l'imprevisto,
un qualcosa di mai visto
profittando che è distratto
il topo gioca col gatto
scopa briscola e tressette
le sue carte son perfette
forse bara, questo è incerto
però intanto non è morto
e si chiude la partita
con il topo ancora in vita
mentre il gatto si nasconde
è rimasto in mutande.
sabato 26 ottobre 2019
venerdì 20 settembre 2019
Peggio che scarafaggio
L’essere scarafaggio
porta un solo
vantaggio
ogni luce palesa
la sua fuga, poi
resa
fermo accetta la
sorte
nel suo caso la
morte
niente smanie o
agonia
forse malinconia
per la vita condotta
dentro un’ombra
corrotta
sia di punta o di
tacco
perire è un colpo
secco
una suola incombente
suo privato Caronte
tristo traghettatore
verso un mondo
migliore
la cui porta
d’ingresso
è scarico del cesso
giovedì 19 settembre 2019
Il totano sabbioso
Il totano sabbioso
è spesso assai
scontroso
ma tale
atteggiamento
nasconde un suo
tormento
quanta sabbia
nasconde
in fondo alle
mutande


martedì 20 agosto 2019
Il gabbiano della Cornovaglia
C’era un gabbiano della Cornovaglia
che le tempeste assaliva in battaglia
che le tempeste assaliva in battaglia
quei nembi ribelli e alti a muraglia
lui li domava come
nuvolaglia.
Gli altri uccelli?
Tutta gentaglia,
pavidi e ignavi, la
coda di paglia,
fermi sul molo con
piume a grisaglia
mentre lui i venti
avversi sbaraglia
frementi le penne
nella schermaglia
contro l’oceano che
schiuma e gorgoglia
ma lui s’inabissa,
e i flutti scandaglia
riaffiora e sulla
scogliera si staglia.
Ma un dì il
gabbiano della Cornovaglia
s’imbatté, senza
alcuna avvisaglia,
in un amor che con
lui fu canaglia.
Da quel momento si
sente una quaglia.
sabato 19 gennaio 2019
La rana e il millepiedi
Vide la rana un millepiedi:
Pare un miracolo, non credi?
Tante zampe senza incespicare
Mi spieghi come lo sai fare?
La domanda a tradimento
causò un qualche smarrimento
neppure quel pedestre insetto
lo sapeva, così il perfetto
bilanciamento fu perduto
ruzzolò in meno d'un minuto
almeno già strisciava al suolo
così gli fu indolore il volo
ma a terra non sapeva più
con che zampa tirarsi su
e maturò nell'impotenza
d'una acquisita conoscenza
un'idea, quasi certezza,
che nella vita una salvezza
se c'è, è inconsapevolezza.
Amico mio, se l'hai perduta,
puoi solo aspettare la caduta.
Ma a volte in tanto struggimento
c'è dato un
risarcimento.
L’insetto giacente
e stordito
all’anfibio pose un
quesito:
Mia cara, un dubbio m’ha colto:
ma come spicchi quel gran salto?
E la rana sbiancò in volto.giovedì 18 ottobre 2018
Effetto-sfarfalla
Con un battito d’ali
in Amazzonia
può indurre un
tifone nel Giappone
pare che non sia affatto
una fandonia
ma effetto di
contorta causazione
l’artefice
farfalla, se sfarfalla
è una potenza fuor
d’ogni controllo
quando per errore
urtò una palla
dal mare fuori emerse
un atollo
quel giorno che s’è
grattata il naso
spuntarono due nuove dolomiti
e certo non sarà
stato per caso
se tante rane
piovvero su Haiti
lo starnuto, per
quanto soffocato,
riesce a generare
un maremoto
se poi peta o emette altro fiato
le cavallette invadono ogni prato
la volta che sbadata
ha sbadigliato
si ebbero cinque colpi
di stato
e quando bruscamente
volò via
s'estinse un’antica
dinastia.
Matrice di
dinamiche crescenti
la farfalla ormai
non fa e non falla
poiché dei
risultati più inclementi
tutto il mondo la
colpa le rimpalla
così immota sta per ore ed ore
e solitaria, e chi la può volere?
Purtroppo un tornado dell'amore
è più facile assai da generare.
e solitaria, e chi la può volere?
Purtroppo un tornado dell'amore
è più facile assai da generare.
domenica 2 settembre 2018
Lama o non lama
Il lama delle Ande
in quel clima iracondo
non sa dire ti amo
e il vivere gli è gramo
quando una lama adocchia
mirandola scaracchia
nel senso di guardare
mica la vuol centrare
e al suolo quello sputo
sta meno d'un minuto
poi si tramuta in ghiaccio
opera del tempaccio
una stenta esistenza
conduce a malincuore
afflitto da mancanza
d’un poco di calore
nell'aspra cordigliera
talora si dispera
vivesse mille vite
sempre e solo bronchite
nell'aspra cordigliera
talora si dispera
vivesse mille vite
sempre e solo bronchite
va solo per sentieri
erti come scogliere
non tiene altri pensieri
che quello di cadere
per tutta la sua vita
l'aspetta una salita
poi quando arriva in vetta
nessuno là l’aspetta
eppure vi fu un tempo
in cui sognò l'amore
lo spazio d’un inciampo
e ne smarrì il sentore
quello che lo animava
era fame d’abisso
il mettersi alla prova
non esser più se stesso
cedere alla vertigine
in libera caduta
e giù nella voragine
godersi la veduta
ma il piede mise in fallo
lì lì per sdrucciolare
fu allora, in quello stallo
che preferì campare
così il breve intermezzo
si rivelò artifizio
essere lama ha un prezzo
l'amore è precipizio.giovedì 9 agosto 2018
Anatrema
Nell’incedere
barcolla
e nel corpo si fa
frolla
quando pensa al
suo destino:
accoppiata, ma ad
un vino
dopo una lenta
cottura
nel tegame sepoltura
non è vita, ma
tortura
o meglio,
rosolatura.
E ogni fuga gli è
negata
da quella zampa
palmata
che l’impaccia nella
corsa
può tentare, ma è
già persa.
Perciò l’anatra
tremante
prova a non
pensare a niente
e nel bianco
della mente
un assillo è più
assillante
non la morte, non
l’ignoto
capitombolo nel
vuoto
se la testa la
tormenta
può restarsene
anche spenta
no, ben altro è
quel tarlo
nel silenzio può ascoltarlo:
se mai mi faranno lessa
sarò brodo di me stessa?
e il mio io, la mia essenza
sarà anima o pietanza?
e il mio io, la mia essenza
sarà anima o pietanza?
mercoledì 20 giugno 2018
La volpe senz’uva
La volpe scruta
l’uva
e prova immensa
pena
sa che restarne
priva
è sfida ultraterrena
mai vi è stata
brama
tanto possente e
pura
trafigge come
lama
ne ha quasi paura
darebbe la sua vita
che sia matura o acerba
per un solo assaggio
quell’uva lì esibita
somiglia ad un oltraggioche sia matura o acerba
davvero poco
importa
l’animo suo
s’intorba
e sogna d'esser morta
invece agonizza
per quel frutto
proibito
in cuor suo si
disprezza
neppure è candito
immersa in queste
cure
la volpe s’è
scordata:
l’uva riuscì a
addentare
ma subito sputata
in quanto schifiltosa
con quei semi e la
buccia
com'era disgustosa
lasciò una
boccaccia...
Così senza
ragione
patisce e si
consuma
ma c’è una
spiegazione
lei è come chi
ama
oblio e struggimento
gli stessi dell’amore
che rende impellente
anche il peggior sapore.
venerdì 8 giugno 2018
Razza superiore
A ogni specie vivente
si sente superiore
e pure a quelle estinte
non sa cos’è l’amore
peraltro è nei mari
che lievemente sguazza
pensa solo ai suoi affari
e quando può intrallazza
le altre razze sopporta
solo grigliate o arrosto
spesso con mossa accorta
in fila ruba il posto
non spiccica parola
muta più d’un pesce
se stufa d’esser sola
si sposa e poi tradisce
pratica ogni bassezza
sentendosi migliore
così nuota la razza
seppure a malincuore
poiché il mondo salino
ritiene luogo indegno
balugina divino
il cielo, il suo regno
negatole da un fato
che lei ritiene ostile:
volatile mancato
per questo è tanto vile.
A volte tenta un volo
salta, ma non
riesce
che a ricader di
culo.
Poi puzza assai di pesce.
Poi puzza assai di pesce.
mercoledì 23 maggio 2018
Il capolavoro del castoro
Forse non tutti sanno che il
castoro
fatica e impreca odiando il
suo lavoro
non è ingegnere, al più
manovale
al servizio d'un progetto, ma
quale?
Non artigiano, neppure
architetto
qualsiasi ruolo ormai gli va stretto
eppure indefesso i fiumi
ostruisce
diga su diga e anche se non
capisce
il perché di quell’impegno
diuturno
sgobba e suda fino al cambio
del turno.
Infine spossato rimira il
castoro
il compimento del capolavoro.
Non sa a cosa serva, ma
almeno è perfetto
e per un attimo n'è
soddisfatto.
martedì 8 maggio 2018
Vita al gusto di formica
Slinguazza il
formichiere
in fondo ai
formicai
formiche rosse o
nere
per lui non
cambia mai
quel gusto di
formica
non gli spiaceva
mica
ma un giorno gli è successo
un fatto
che l'ha scosso:
la lingua ha insinuato
in un foro
smisurato
e al fine v’ha
incontrato
sapore di gelato
pistacchio e
cioccolato.
Mai più l’ha
ritrovato.
Da allora la sua
vita
al gusto di
formica
gli pare già finita.
lunedì 23 aprile 2018
La briciola e il passerotto
Il passerotto sopra il davanzale
vede una briciola e già ci sta male
tanta la fame ma deve volare
non può permettersi quel desinare
giacché ogni cibo per lui è zavorra
che lievita in corpo e lo schiaccia a terra
l'aria sottile il suo peso non regge
neanche aiutandolo con le scoregge.
Ma un frullo d'ali si fa sforzo immane
quando l'inedia è quel che rimane
in una giornata dove il digiuno
è al tempo stesso legge e sanzione.
Non c'è via d'uscita dal paradosso.
Se non forse un verme, ma bello grosso.
La breve storia dell'efemera, o mosca di maggio
Che creatura fortunata
una vita già segnata
giusto un'ora di durata
nata con una scadenza
talmente ravvicinata
senza alcuna insofferenza
vive proprio alla giornata:
se piove si bagna
col sole s'abbronza
al vento svolazza
certo non si lagna
neppure s'incazza
seppure potrebbe.
Ma a che servirebbe?
In quel breve intervallo
solo ciò che è essenziale:
un corso di ballo
non causare alcun male
bando al malumore
se si può, far l'amore
altrimenti astinenza
e se proprio va storta
porta un po' di pazienza
ed è subito morta.
Ma l'efemera in fondo
mentre si va spegnendo
una cosa l'ha intuita
alla fine ogni vita
è soltanto memoria.
E questa è la sua storia.
lunedì 12 marzo 2018
Povera lucertolina
Povera
lucertolina
tanto freddo la
mattina
poi le va ancora
peggio
trema tutto il
pomeriggio
e la notte pare
eterna
è un inverno che
non sverna.
Per scaldarsi un
po’ le ossa
ha tentato ogni
mossa:
ci provò con
guanti e sciarpe
indossò calzini e
scarpe
un maglione o due
di lana
qualche scialle e una
sottana
azzardò un corso
di ballo
ma il maestro era
un cavallo
coppia un po’
male assortita
tanto che rischiò
la vita.
Si comprò un
termosifone
solo un’altra
delusione
lì sdraiata su
quel coso
permanentemente
acceso
alla fine s’è
sentita
tanto arrosto che
bollita
finché smise, fu
costretta
quando lesse la
bolletta.
Sotto il sole
tropicale
non ci stava
tanto male
ma il benessere s'azzera
terminata la
crociera.
Così tutta
anchilosata
lei trascorre la
giornata
proprio no, non
lo capisce
il perché
rabbrividisce:
il suo cuore ormai
è gelato
mai nessuno l’ha
scaldato
ma per sciogliere
quel ghiaccio
basterebbe un solo
abbraccio.
[a M]
lunedì 18 dicembre 2017
L’assolo dell’assiolo
L’assiolo
solitario
teneva un diario
“Iernotte su un ramo
cantai a lungo: ti amo”.
A rileggerlo il
testo
all'incirca è questo:
ogni rigo un ti amo
dichiarato da un
ramo
non è invece mai scritto
chi ne fosse
l’oggetto
se costante oppur
vario
come destinatario
è purtroppo accertato
che mai fu
ricambiato
terminato ogni
assolo
nel silenzio del
cielo
era solo
l’assiolo
e più mesto il
suo volo
verso il nido deserto
finché un giorno
è morto.
Ma il suo chiù d’amore
che ha porto alle
genti
quello no che non
muore.
Ora ascolta: lo
senti?
martedì 10 ottobre 2017
Sbadato paguro
Sbadato paguro
uscito dal guscio
non è mai sicuro
d'aver chiuso l'uscio.
In caso abbia chiuso
la cosa è assai grave
è tanto confuso
che ha perso la chiave.
E in un mondo duro
se l'uscio è accostato
un altro paguro
quel guscio ha occupato.
Così in ogni caso
è questo che è in gioco:
uscire di casa
per lui è un trasloco.
domenica 1 ottobre 2017
L’ameba non sa amare
L’ameba non sa
amare
poiché è senza
cuore
ma non si può
incolpare:
è unicellulare.
Eppure non s’arrende
ritenta, si
confonde
finché di
quell’amore
almeno ha un
sentore.
Quell’esile fusione
coll’anima gemella
è la sua redenzione
che al mondo l’affratella.
Pavido coniglio
Quel pavido
coniglio
che fugge a
perdifiato
a un suono di
sbadiglio
o di passo felpato
non vada esecrato
per la sua codardia,
o se è preoccupato
tanto da scappar
via.
Ha ottime ragioni
che pochi però
sanno
oscure vibrazioni
lo mandano in
affanno
ciò che nell’universo
è fonte di scompiglio
per un fato
perverso
allarma il coniglio
poiché con quelle
orecchie
che paiono due
antenne
lui capta onde
vecchie
miliardi e più di
anni
da una galassia all’altra
nel vuoto siderale
quel frastuono s’inoltra
come luce solare
fondono buchi neri
brillano supernove
cataclismi stellari
per lui son batticuore
a ogni increspatura
del nostro
spazio-tempo
trema per la paura
che non vi sia più
scampo
così quando ha
avvertito
il big-bang
primordiale
ha perso anche l’udito
finendo all'ospedale,
Per lui la via d’uscita
è forse l’entropia
spegnendo stelle e
vita
quel caos porterà
via.
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