martedì 24 novembre 2009
La filastrocca di Cuor di Mangione
Ecco appare un condottiero
con tre penne sul cimiero
con lo sguardo fermo e fiero
e in testa... neanche un pensiero
quando scende da cavallo
sale sopra un piedistallo
Sua Altezza è così basso
par caduto dentro a un fosso
più che Re è Imperatore
ma ogni notte a malincuore
nel suo letto va a dormire
perché lì non è più Sire
sullo stemma ha un leone
ma somiglia a un caprone
disegnato tutto storto
pare un caprone morto
così bravo a comandare
dice a tutti quel che fare
a lui non si dice niente
se anche fosse, non ci sente
tratta tutti come servi
spesso ha crisi di nervi
mente sempre ma è sincero:
lui decide quel che è vero!
si sente un Cuor di Leone
ma è detto Cuor di Mangione
perché dentro la sua bocca
entra tutto quel che tocca
lui comanda proprio tutti
quelli belli e quelli brutti
se non sa che comandare
ordina di cucinare
finì in un'indigestione
il regno di Re Mangione
un giorno ebbe tanta fame
che pappò il suo reame.
domenica 30 agosto 2009
LA STORIA DELLA GATTINA FUCSIA E DEL SUO AQUILONE
C’era una volta mamma gatta tigrata che aveva sette gattini di tutti i colori: gattino nero, gattino rosso, gattino verde, gattino azzurro, gattina rosa, gattina bianca e gattina fucsia. Questi gattini erano sette diavoli scatenati che ne combinavano sempre di tutti i colori, proprio come loro. Una volta la gattina bianca mangiò tanta di quella cioccolata che passò tutta la notte al gabinetto. Una volta il gattino nero si bruciò la coda nel caminetto mentre aspettava babbo natale e finì all’ospedale. Una volta la gattina rosa mentre faceva la pipì cascò dentro il gabinetto e rimase incastrata e dovettero chiamare gli idraulici per liberarla. Un’altra volta ancora la gattina bianca rimase tutta la notte a leggere un libro e il giorno dopo si addormentò sul divano e la mamma dovette portarla in braccio nel suo lettino col suo libro ancora appiccicato al musetto. Una volta il gattino verde mentre andava con l’altalena decise di oscillare sempre più forte, sempre più forte finché fece un gran volo e si fece male al nasino.
Un bel giorno i gattini decisero di costruire un aquilone.
“E’ bellissimo, lo faremo volare su nel cielo, e farà amicizia con le nuvole, con il sole e con il vento” disse il gattino nero.
Allora i gattini presero due bastoncino, un po’ di carta e di cordino, e seguendo le istruzioni di un libro fabbricarono un bellissimo aquilone di tutti i colori, proprio come loro. Poi presero la rincorsa tenendolo in alto e l’aquilone prese a volare alto nel cielo.
“Com’è bello, com’è bello”, dissero i gattini.
“E come tira!” aggiunse il gattino nero che lo reggeva con un filo “sembra quasi che mi voglia trascinare sù, nel cielo con lui”.
Allora la gattina fucsia ebbe un’idea. Pensò: “Se costruisco un aquilone grande grande, potrò volare anch’io nel cielo”. Allora tornò in casa, prese due bastoni lunghi lunghi che servivano per togliere la polvere e le ragnatele e li legò tra loro, poi staccò le tende e le tagliò per fare la forma di un aquilone, poi prese una corda lunga lunga che serviva a legare i pacchi all’automobile e la legò all’aquilone. Era fantastico: un aquilone grande così non si era mai visto, sembrava una barca a vela!!!
Allora la gattina fuscia andò in giardino, ma l’aquilone se ne stava appoggiato sul prato e non ne voleva sapere di volare.
“Vola, aquilone, perché non ti sollevi?” chiese la gattina. A un tratto si levò un gran vento e l’aquilone grande come un nuvolone si sollevò nel cielo e oscurò il sole.
“L’eclissi, l’eclissi!!!”, urlarono tutti i gattini.
“Ma no, è solo il mio aquilone”, disse la gattina fuscia.
“Ma è grande come una luna” osservarono tutti gli altri gattini ammirati.
ma proprio in quel momento si alzò un grandissimo vento di bufera e l’aquilone trascinò per aria la gattina fuscia, che si mise a urlare: “aiuto, aiuto, sto volando troppo in alto, vedo gli uccellini giù in basso, vedo i fiumi, vedo la città in lontananza, vedo la bicicletta rossa che il gattino nero mi aveva nascosto nel bosco. Ma non riesco più a scendere!!! Aiutatemi a tornare giù, prima che voli troppo lontana!!!!”.
Allora i gattini si misero tutti a rincorrerla per i prati e per i boschi, ma lei volava troppo alta. Quando si abbassò un pochino, il gattino nero l’afferrò per la coda, ma un soffio di vento sollevò anche lui per aria. “Aiuto, aiuto, volo via anch’io” urlò il gattino nero spaventato. Allora gli altri gattini continuarono a inseguirli, e quando il gattino verde acchiappò il gattino nero per la coda sembrò che la missione fosse compiuta. Ma non avevano fatto i conti con il vento: un altro soffio più forte e anche il gattino verde volò per aria, attaccato alla coda del gattino nero che era attacato alla coda della gattina fuscsia, che era attaccata all’aquilone. Ma quando si abbassarono di nuovo, il gattino rosso si attaccò alla coda del gattino verde per un attimo, prima che il vento sollevasse di nuovo l’aquilone e con lui la sua coda fatta di gattini di tutti i colori. E poi si attaccò il gattino azzurro, e poi la gattina bianca, e tutti volavano per aria sventolando come un arcobaleno di pelo. Era rimasta sola la gattina rosa, che correva inseguendo l’aquilone e tutti i suoi gattini che urlavano “aiuto, soccorso, tirateci giù, soffriamo di vertigini”. Per fortuna, quando anche la gattina rosa afferrò per la coda la gattina bianca, il vento si calmò un pochetto e l’aquilone piano piano si posò per terra, e con lui tutti i gattini impauriti. Ce ne misero di tempo per tornare a casa, arrivarono che era quasi notte e mamma gattona stava iniziando a preoccuparsi.
“Ma dove eravate finiti?” chiese.
“abbiamo fatto un voletto con l’aquilone”, disse la gattina fuscia.
“Come sarebbe, un voletto? Un volo vero? Come gli uccelli o le farfalle” chiese ancora mamma gattona.
“ Sì, proprio così, anche se volavamo veloci come un aereoplano” dissero in coro i gattini.
“Oh povera me, mi sento male, mi sento svenire” disse mamma gattona, e furono le ultime parole prima di svenire per lo spavento. Putupumpete, e cadde per terra.
“ma guarda”, disse allora la gattina fuscia, “noi gattini abbiamo volato tanto, ma a cadere giù è stata la mamma…”
sabato 4 luglio 2009
Filastrocca delle mutande di Babbo Natale
Le mutande di Babbo Natale
pesano il doppio di un quintale
più che mutande sembran lenzuola
se prendon vento finisce che vola
anche se non ha ali né penne
né lo trasportano le sue renne
quando le stende ad asciugare
sembrano vele in mezzo al mare
ma per lavarle son sacrifici
servono quindici lavatrici
così le lava assai raramente
più o meno quando gli viene in mente
cioè due volte in tutto l'anno
per ferragosto e a capodanno
così son sempre un po' sporchette
ma lui le annusa e poi se le mette
per questo hanno un odore speciale
le mutande di Babbo Natale.
La canzone della cose da non fare in acqua..
Che bello
il mare è giallo
intorno a me
dov'era gelido
adesso è tiepido
intorno a me
e sai perché
perché io qui
faccio pipì.
Che bello
l'acqua ribolle
intorno a me
dov'era placida
ora si agita
intorno a me
e sai perché
il mare scoppietta
è una puzzetta.
Che delusione
l'acqua è marrone
intorno a me
oh che schifezza
ma come puzza
intorno a me
e sai perché
perché io quaggiù
ho fatto pupù...
sabato 13 giugno 2009
Filastrocca per una maestra alla fine della scuola
E’ finita ormai la scuola
con l’ultima campanella
se n'è andata la bidella
la maestra tutta sola
è rimasta nella classe
niente urla, niente tosse
alla cattedra si siede
ma nessuno più le chiede
Posso andare al gabinetto?
Chi mi presta un fazzoletto?
non più bimbe e bimbi in guerra
niente lapis giù per terra
niente somme da sommare
niente compiti da dare
non più accenti e divisioni
non può dire: State buoni!
perché lì non c’è nessuno
non si sente neanche un suono
neanche un bimbo che l’ascolta
e poi per l’ultima volta
lei cancella la lavagna
chiude gli occhi, quindi sogna
una scuola infinita
che coincide con la vita
dove lei sempre è maestra
che insegna, educa, addestra
col trascorrere degli anni
nella classe dei suoi alunni
che con lei si fanno adulti
crescono, diventan molti
e nei banchi stan vicini
i più grandi ed i bambini
genitori accanto ai figli
tutti attenti ai suoi consigli
e la classe ormai somiglia
a una grande famiglia…
Riapre gli occhi la maestra
li stropiccia perché vede
sul vetro della finestra
una scritta a cui non crede
fatta con il pennarello:
Ciao maestra! E’ stato bello!
Ci vediamo a settembre!
La maestra fa un saltello
quindi balla, o almeno sembra,
passeran tre mesi appena
e ritorna sulla scena
così inizia la vacanza
mentre esce dalla stanza.
mercoledì 3 giugno 2009
Quattro limerick per le maestre di terza elementare
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martedì 24 marzo 2009
Filastrocca della festa della mamma
Alla festa della mamma
non ci credo, non m’inganna
quella dura un giorno appena
sembra finta, è tutta scena
poi la mamma mica è una
ce n’è tante, per fortuna
così in mente ho un’altra festa
che non passa mai, che resta
e che tutti i giorni vale
e non c’è niente di male
per le mamme, proprio tutte
quelle belle e quelle…matte
le più buffe e le più strane
e non solo quelle umane!
Son diversi gli animali
ma in un fatto sono uguali
alla mamma ognuno pare
il suo cucciolo speciale…
non ci sembri allora strana
una festa quotidiana
per la mamma porcospina
che ogni sera s’avvicina
al minuscolo lettino
del suo bimbo porcospino
e nel dargli un bel bacino
- è un miracolo spinoso -
non lo punge mai sul naso.
Festa poi per mamma rana
qui la cosa è ancor più strana
lei ha un milione di piccini
già ranocchi o ancor girini
e di ognuno lei sa il nome
li ricorda, non so come,
e li chiama ad uno ad uno
ha un consiglio per ciascuno
se son tristi li consola
sgrida se saltano scuola
anche se è un salto perfetto:
loro volan sopra il tetto!
Si festeggia mamma gufa
che di notte non si stufa
dei gufetti da accudire
non c’è verso di dormire
loro, sai, riposan poco
preferiscono un bel gioco
di pallone o d’altalena
mamma gufa spinge o allena
finché all’alba ogni gufetto
finalmente entra nel letto
russa come un angioletto
e la mamma è lì con loro
e ciascuno è il suo tesoro.
Festa per mamma gheparda
che ogni giorno non si scorda
d’insegnare ai suoi figlioli
che son grandi corridori
a viaggiare a cento all’ora
senza avere mai paura
di sbandare e fuori strada
ritrovarsi poi per sbaglio
proprio a causa della coda
impigliata in un cespuglio.
Ed è festa per la mia
tra le mamme la più strana
no, non sembri una follia
lei è gheparda e anche un po’ rana
e gufetta e porcospina
ed a mille altre somiglia
d'ogni specie d'animale
lei mi sta sempre vicina
fa le coccole da gatta
se mi chiama poi cinguetta
quando ho sonno lei sbadiglia
se mi pungo sente male
non ce n’è un’altra uguale
lei è la mamma... più bestiale!

giovedì 12 marzo 2009
La scoperta delle stoviglie
L'uomo preistorico se mangia il pollo
si unge le mani, la faccia e anche il collo
e mentre sbrana la carne bollita
dall’ingordigia s’addenta le dita
ma non ci son piatti e neppure posate
perché, strano a dirsi, non le hanno inventate
allora raccoglie una palla d’argilla
la spiana, la liscia e poi la modella
crea la forma della prima scodella
non sta nella pelle, tanto gli par bella
in forno la mette finché s’arroventa
quand’è cotta però si sbaglia e l’addenta
ma più che uno sbaglio è un vero accidente
ancora scottava, e si ruppe un dente
lasciò poi la presa e si sentì un botto
ed ecco inventato... il piatto rotto.
domenica 8 marzo 2009
La scoperta del fuoco
L'uomo preistorico si volle far cuoco
c’era un problema: mancava il fuoco
niente lasagne, arrosti o bolliti
soltanto radici e fichi avvizziti
ma il cavernicolo mica s’arrende
Allora lo scopro! O forse... dipende...
Sfregando due legni c'è quasi riuscito
vide del fumo… ma era il suo dito
sbattendo due sassi ci mancò poco
poi si colpì il pollice, e addio fuoco
quand’ecco un vulcano sbucò dal niente
con un boato a dir poco assordante
nella preistoria era un fatto normale
trovarsi in giardino un cratere infernale
un fiume di lava gli invase la tana
lui non credette a tanta fortuna
gli restò infatti un tizzone ardente
ma prova e riprova, non bruciava niente
per fare una fiamma l'accostò alle foglie
tentò poi con l’acqua, una pietra, sua moglie...
nulla da fare, non presero fuoco
lui prese una sberla, e non fu più cuoco.
giovedì 12 febbraio 2009
Filastrocca degli scherzi di Carnevale
In questa festa c’è troppo baccano
adesso è il momento di fare più piano
ed è inutile fare affidamento
sul segreto del vostro travestimento
per scatenarvi e fare burle strane
e spaventare con urla disumane
ora però basta, fermi al vostro posto
sotto la maschera so io chi s’è nascosto
niente più giochi né cattivi odori
non voglio pernacchie o brutti rumori
né coriandoli né stelle filanti
buoni e zitti e muti tutti quanti
visto che oggi in questo Carnevale
lo decido io se uno scherzo vale.
Lo Zorro con la spada ed il mantello
dev’essere quel bimbo birbantello
per poco non m’infilza in un duello
e quella damigella ingioiellata
s'era nascosta con la marmellata
golosa un bel po' se n'è mangiata
il resto sulla testa me l’ha spalmata
poi sotto quella benda da pirata
a guardar bene c’è una faccia nota
è proprio quel bambino dispettoso
or ora m’ha chiamato brutto muso
con il trucco da principessa indiana
c'è la bimba che con la cerbottana
prima con sei frecce m'ha colpito
son sicuro che è lei, io l’ho capito
invece la bardatura da mago
copre il bimbo che prima con lo spago
le scarpe l’una all’altra m’ha legato
ho fatto mezzo passo e son cascato
poi sotto questa maschera da orso
che prima per un’ora m’ha rincorso
vediamo, ma stai fermo… mamma mia
quant’è dura, perché non viene via?
ohi ohi, mi sa che ho risolto il mistero
qua sotto – SCAPPATE!!! – C’E’ UN ORSO VERO!!!
giovedì 5 febbraio 2009
Al cavernicolo manca solo la parola
Nella preistoria nessuno capisce
il cavernicolo che ammicca e grugnisce
così lui cerca di comunicare
poiché le parole sono da inventare
facile non è, ci vuole coraggio
visto che ancora non esiste il linguaggio
allora riprova, trova nuovi versi
fa delle smorfie che è brutto a vedersi
grugnisce più forte, tenta altri suoni
che sembran pernacchie, che paiono tuoni
rumori orrendi gli escono di bocca
e non solo, ma non si capisce un’acca
poi fa le boccacce, strabuzza gli occhi
tutti lo fissano come degli allocchi
alza la voce con sforzo supremo
gli altri ominidi lo piglian per scemo
purtroppo la fatica è stata vana
da solo rimane nella sua tana
tutto è silenzio, profonda è la notte
il cavernicolo deluso riflette:
Dunque è impossibile farsi capire!
eppure lo sente, per non fallire
forse basterebbe una cosa sola
ma non sa qual è: manca la parola...
lunedì 26 gennaio 2009
Filastrocca di carnevale
Carnevale è quella festa
che somiglia a una tempesta
di coriandoli e di giochi
ne fai mille e sembran pochi
è una danza scatenata
può durare una giornata
ed è il solo posto al mondo
in cui trovi un bimbo biondo
travestito da pirata
mentre tende un’imboscata
a una damigella armata
ma si becca una ceffata
lì ruggisce un leone
però nella confusione
sembra un miagolio di gatto
ma è un bimbo dopotutto
che sotto quella pelliccia
con la testa sudaticcia
sta inseguendo sette indiane
che con frecce e cerbottane
l’han colpito sul sedere
vuole rendere il piacere
tra le bimbe mascherate
si è nascosto anche un frate
da lontano sembra vero
però è alto un metro e zero
ha una spada da guerriero
tutta quanta di cartone
ed in faccia un gran barbone
disegnato a pennarello
e poi proprio sul più bello
una principessa appare
non sapendo cosa fare
sfida zorro a duello
anzi zorro e il suo gemello
ma non bastano due zorri
con i loro occhi azzurri
dietro maschere stupende
come stracci lei li stende
con tre mosse di karate
li sbatte come frittate
fino a che uno s’arrende
l’altro via a gambe levate.
Per fortuna a carnevale
mai nessuno si fa male
forse l’unica occasione
è il rischio d’indigestione
per i cenci e le frittelle
ed i monti di ciambelle
tutti mangiano alla fine
e si vogliono più bene
niente più combattimenti
solo buoni sentimenti
amicizia e gran risate
queste sì che son giornate!
domenica 25 gennaio 2009
La scoperta della ruota
L’uomo preistorico nella caverna
sonnecchia al calduccio, e così sverna
la donna preistorica però lo percuote
vorrebbe viaggiare, non ci sono le ruote
perché nessuno le ha ancora inventate
c'hanno provato, son venute quadrate.
Noi siamo nomadi, ma lo vuoi capire?
Ma lui si rigira e continua a dormire
d'andare a piedi però lei non ha voglia
così pesta più forte finché lui si sveglia
sbadiglia e si alza sbattendo la testa
sente un po' male, però non gli basta
così si risiede e poi si rialza
picchiandola forte la testa rimbalza
dal rumore intuisce che no, non è vuota
fu lì che decise: invento la ruota
e tastando il bozzo che stava spuntando
trovò ispirazione e fece un bel tondo
purtroppo del freno non scoprì il pedale
e nacque così l'incidente stradale.
mercoledì 21 gennaio 2009
E' nato prima l'uovo o la gallina?
A metà strada tra la scimmia e l’uomo
sta il cavernicolo, e mangia un uovo.
essendo quel tempo così remoto
non sa distinguere noto ed ignoto
così si pone i problemi più strani
e a volte s'imbatte nelle soluzioni
era il primo pensiero ogni mattina.
Per un puro caso, è un fatto vero
trovò prima l’uovo e risolse il mistero.
martedì 6 gennaio 2009
Filastrocca della Befana che cerca marito
Ogni giorno ha un gran daffare
per potere regalare
calze colme di dolcetti
caramelle e anche confetti
e ogni tanto – delusione! –
metter dentro anche il carbone,
mai un minuto per se stessa
con la vita che la stressa
è da tanto che lei pensa
a una giusta ricompensa
per i molti sacrifici
di una vita senza amici
quando ecco all’improvviso
sul suo volto un gran sorriso,
la Befana l’ha capito:
ha bisogno di un marito!
Ecco allora la Befana
fa una cosa per lei strana:
con vestiti assai eleganti
e orecchini di brillanti
con collane di corallo
neanche stesse andando a un ballo
tutta bella lei s’è messa
con un trucco da duchessa
che non pare più la stessa
è così quasi-carina
che somiglia a sua cugina
quella che perse piangendo
il concorso di Miss Mondo.
E’ bastata un po’ di scena
e l’agenda ha sempre piena,
sono tanti i pretendenti
che chiedono appuntamenti
la vorrebbero sposare
ma lei non sa più che fare!
E’ indecisa, troppi sono
e in ognuno c’è del buono :
tra loro Babbo Natale
che le offre un bilocale
per nido matrimoniale
molto a nord, più o meno al polo
dove si sente un po’ solo
e poi c’è Babbo Pasquale
il cugino che sa fare
bene il verso del maiale
e non si veste di rosso
però sa sturare il cesso
e poi tre dei sette nani
ma gli sforzi sono vani,
anche un principe ha tentato
però è stato rifiutato,
no, non era quello azzurro,
lui parlava da buzzurro
e con il mantello sporco
scatarrava come un orco.
Per lei insomma c’è la fila
sono almeno in diecimila
che vorrebbero sposare
la Befana, ma l’amore
quello no, non è venuto,
e così ci ha ripensato:
meglio per ora aspettare
che dovere sopportare
uno che, ora ha compreso,
per marito non va preso:
maschi brutti oppure belli
attori o fotomodelli
meglio il vento nei capelli
mentre vola alta nel cielo
una nuvola per velo
che sul capo le si posa:
la befana non si sposa.

lunedì 15 dicembre 2008
La filastrocca di Babbo Natale preoccupato
Babbo Natale quest’anno
ha paura di un inganno:
preparando i suoi regali
pare che sian tutti uguali,
i bambini in tutto il mondo
pare chiedano a comando
con lettere un po' noiose
sempre le solite cose.
Strano, eppure un tempo
le leggeva e senza scampo
c’era dentro un universo
e ogni sogno era diverso.
Si chiedeva per favore
e si dava in cambio amore:
chi una bambola, chi un orso
chi un trenino coi binari
ma eran tutti singolari,
l'orso si chiamava Orazio
e veniva dallo spazio
certo sì, era di pezza
ma unico della sua razza
era proprio una bellezza,
il trenino poi viaggiava
su una rotta sempre nuova
nell'intreccio degli scambi
con percorsi proprio strambi,
la bambola, chissà come
aveva poi un proprio nome
scelto da ogni bambina
e non da una vocina
che esce dal televisore
e ti assale a tutte le ore.
Ora invece, che amarezza,
più nessun bambino apprezza
i regali un po' speciali:
hanno sogni tutti uguali!
Così Babbo si scervella
in intensa riflessione
quindi dice: "Questa è bella!"
Ha scoperto la ragione!
Il motivo, ormai lo sa
sta nella pubblicità
che per vender porcherie
riempie i bimbi di bugie
fa sembrare eccezionali
giochi che son tutti uguali,
e soltanto son piaciuti
a tirarli nei rifiuti,
roba inutile di plastica
neanche il cane se la mastica,
nessun bimbo è mai contento
ne ha uno, pensa a altri cento.
Così Babbo s’è arrabbiato,
mai stato tanto infuriato
dallo scherzo d’elfo Bruno
che versò sul suo barbone
quattro litri di profumo
e per una settimana
lo scambiaron per befana.
Così pensa e ripensa
ormai persa la pazienza
contro la televisione
ha preso la decisione:
“E allora per dispetto
io nel sacco non li metto,
così più nessuno avrà
giochi da pubblicità.
I giocattoli che porto
non saranno più uno scarto
ma sinceri desideri
che provengono dai cuori...”
lunedì 8 dicembre 2008
La filastrocca di Babbo Natale 2.0
Non c’è notte in tutto l’anno
che procuri tanto affanno
ad un tipo originale
che di nome fa Natale
Babbo invece è il suo cognome
lui viaggia, non so come,
su una slitta portentosa
che raggiunge ogni casa
più veloce d’un pensiero
a cavallo d’un destriero
più potente assai di un drago
e più magica di un mago,
lui fa tutto in una notte
e al mattino ha le ossa rotte
per lo sforzo sovrumano,
perché a noi non pare strano
ma è difficile davvero
ricordarsi ogni pensiero
di bambina o di bambino
mentre scende dal camino
soddisfare i desideri
quelli giusti, quelli veri
e guidare quelle renne
che neanche hanno le penne
in un volo a cento all’ora
nella notte fredda e scura,
qualche volta si son persi
scesi giù sono ricorsi
ai cartelli autostradali
per capir dove svoltare
verso terra o per il mare,
ma portando quei regali
fin nei posti più sperduti
fra la tosse e gli starnuti
tra una sosta all’autogrill
e un sorso di camomilla
pensa già Babbo Natale
a un progetto originale:
un viaggio virtuale
in internet, cioè in rete
per raggiunger tutte le mete
con un click della tastiera
connettendosi ogni sera
e portare nuovi doni
nel computer dei bambini
che felici assai saranno
di non aspettare un anno
prima che Babbo ritorni:
lo vedranno tutti i giorni
ben pasciuto nel suo letto
con in testa il suo berretto
che saluta: Oh! Oh! Oh!
con la webcam sul comò
mentre in coro elfi e renne
gli canticchian ninne nanne.
giovedì 27 novembre 2008
Filastrocca della dieta di Babbo Natale
C’è chi dice che il dottore
Se non passo dal camino


