martedì 24 novembre 2009

La filastrocca di Cuor di Mangione


Ecco appare un condottiero
con tre penne sul cimiero
con lo sguardo fermo e fiero
e in testa... neanche un pensiero

quando scende da cavallo
sale sopra un piedistallo
Sua Altezza è così basso
par caduto dentro a un fosso

più che Re è Imperatore
ma ogni notte a malincuore
nel suo letto va a dormire
perché lì non è più Sire

sullo stemma ha un leone
ma somiglia a un caprone

disegnato tutto storto

pare un caprone morto


così bravo a comandare

dice a tutti quel che fare

a lui non si dice niente

se anche fosse, non ci sente

tratta tutti come servi
spesso ha crisi di nervi
mente sempre ma è sincero:
lui decide quel che è vero!

si sente un Cuor di Leone
ma è detto Cuor di Mangione

perché dentro la sua bocca

entra tutto quel che tocca

lui comanda proprio tutti
quelli belli e quelli brutti
se non sa che comandare
ordina di cucinare

finì in un'indigestione
il regno di Re Mangione

un giorno ebbe tanta fame

che pappò il suo reame.


domenica 30 agosto 2009

LA STORIA DELLA GATTINA FUCSIA E DEL SUO AQUILONE

C’era una volta mamma gatta tigrata che aveva sette gattini di tutti i colori: gattino nero, gattino rosso, gattino verde, gattino azzurro, gattina rosa, gattina bianca e gattina fucsia. Questi gattini erano sette diavoli scatenati che ne combinavano sempre di tutti i colori, proprio come loro. Una volta la gattina bianca mangiò tanta di quella cioccolata che passò tutta la notte al gabinetto. Una volta il gattino nero si bruciò la coda nel caminetto mentre aspettava babbo natale e finì all’ospedale. Una volta la gattina rosa mentre faceva la pipì cascò dentro il gabinetto e rimase incastrata e dovettero chiamare gli idraulici per liberarla. Un’altra volta ancora la gattina bianca rimase tutta la notte a leggere un libro e il giorno dopo si addormentò sul divano e la mamma dovette portarla in braccio nel suo lettino col suo libro ancora appiccicato al musetto. Una volta il gattino verde mentre andava con l’altalena decise di oscillare sempre più forte, sempre più forte finché fece un gran volo e si fece male al nasino.

Un bel giorno i gattini decisero di costruire un aquilone.

“E’ bellissimo, lo faremo volare su nel cielo, e farà amicizia con le nuvole, con il sole e con il vento” disse il gattino nero.

Allora i gattini presero due bastoncino, un po’ di carta e di cordino, e seguendo le istruzioni di un libro fabbricarono un bellissimo aquilone di tutti i colori, proprio come loro. Poi presero la rincorsa tenendolo in alto e l’aquilone prese a volare alto nel cielo.

“Com’è bello, com’è bello”, dissero i gattini.

“E come tira!” aggiunse il gattino nero che lo reggeva con un filo “sembra quasi che mi voglia trascinare sù, nel cielo con lui”.

Allora la gattina fucsia ebbe un’idea. Pensò: “Se costruisco un aquilone grande grande, potrò volare anch’io nel cielo”. Allora tornò in casa, prese due bastoni lunghi lunghi che servivano per togliere la polvere e le ragnatele e li legò tra loro, poi staccò le tende e le tagliò per fare la forma di un aquilone, poi prese una corda lunga lunga che serviva a legare i pacchi all’automobile e la legò all’aquilone. Era fantastico: un aquilone grande così non si era mai visto, sembrava una barca a vela!!!

Allora la gattina fuscia andò in giardino, ma l’aquilone se ne stava appoggiato sul prato e non ne voleva sapere di volare.

“Vola, aquilone, perché non ti sollevi?” chiese la gattina. A un tratto si levò un gran vento e l’aquilone grande come un nuvolone si sollevò nel cielo e oscurò il sole.

“L’eclissi, l’eclissi!!!”, urlarono tutti i gattini.

“Ma no, è solo il mio aquilone”, disse la gattina fuscia.

“Ma è grande come una luna” osservarono tutti gli altri gattini ammirati.

ma proprio in quel momento si alzò un grandissimo vento di bufera e l’aquilone trascinò per aria la gattina fuscia, che si mise a urlare: “aiuto, aiuto, sto volando troppo in alto, vedo gli uccellini giù in basso, vedo i fiumi, vedo la città in lontananza, vedo la bicicletta rossa che il gattino nero mi aveva nascosto nel bosco. Ma non riesco più a scendere!!! Aiutatemi a tornare giù, prima che voli troppo lontana!!!!”.

Allora i gattini si misero tutti a rincorrerla per i prati e per i boschi, ma lei volava troppo alta. Quando si abbassò un pochino, il gattino nero l’afferrò per la coda, ma un soffio di vento sollevò anche lui per aria. “Aiuto, aiuto, volo via anch’io” urlò il gattino nero spaventato. Allora gli altri gattini continuarono a inseguirli, e quando il gattino verde acchiappò il gattino nero per la coda sembrò che la missione fosse compiuta. Ma non avevano fatto i conti con il vento: un altro soffio più forte e anche il gattino verde volò per aria, attaccato alla coda del gattino nero che era attacato alla coda della gattina fuscsia, che era attaccata all’aquilone. Ma quando si abbassarono di nuovo, il gattino rosso si attaccò alla coda del gattino verde per un attimo, prima che il vento sollevasse di nuovo l’aquilone e con lui la sua coda fatta di gattini di tutti i colori. E poi si attaccò il gattino azzurro, e poi la gattina bianca, e tutti volavano per aria sventolando come un arcobaleno di pelo. Era rimasta sola la gattina rosa, che correva inseguendo l’aquilone e tutti i suoi gattini che urlavano “aiuto, soccorso, tirateci giù, soffriamo di vertigini”. Per fortuna, quando anche la gattina rosa afferrò per la coda la gattina bianca, il vento si calmò un pochetto e l’aquilone piano piano si posò per terra, e con lui tutti i gattini impauriti. Ce ne misero di tempo per tornare a casa, arrivarono che era quasi notte e mamma gattona stava iniziando a preoccuparsi.

“Ma dove eravate finiti?” chiese.

“abbiamo fatto un voletto con l’aquilone”, disse la gattina fuscia.

“Come sarebbe, un voletto? Un volo vero? Come gli uccelli o le farfalle” chiese ancora mamma gattona.

“ Sì, proprio così, anche se volavamo veloci come un aereoplano” dissero in coro i gattini.

“Oh povera me, mi sento male, mi sento svenire” disse mamma gattona, e furono le ultime parole prima di svenire per lo spavento. Putupumpete, e cadde per terra.

“ma guarda”, disse allora la gattina fuscia, “noi gattini abbiamo volato tanto, ma a cadere giù è stata la mamma…”

sabato 4 luglio 2009

Filastrocca delle mutande di Babbo Natale


Le mutande di Babbo Natale
pesano il doppio di un quintale

più che mutande sembran lenzuola
se prendon vento finisce che vola

anche se non ha ali né penne
né lo trasportano le sue renne

quando le stende ad asciugare
sembrano vele in mezzo al mare

ma per lavarle son sacrifici
servono quindici lavatrici

così le lava assai raramente
più o meno quando gli viene in mente

cioè due volte in tutto l'anno
per ferragosto e a capodanno

così son sempre un po' sporchette
ma lui le annusa e poi se le mette

per questo hanno un odore speciale
le mutande di Babbo Natale.


La canzone della cose da non fare in acqua..


Che bello
il mare è giallo
intorno a me
dov'era gelido
adesso è tiepido
intorno a me
e sai perché
perché io qui
faccio pipì.

Che bello
l'acqua ribolle
intorno a me
dov'era placida
ora si agita
intorno a me
e sai perché
il mare scoppietta
è una puzzetta.

Che delusione
l'acqua è marrone
intorno a me
oh che schifezza
ma come puzza
intorno a me
e sai perché
perché io quaggiù
ho fatto pupù...


sabato 13 giugno 2009

Filastrocca per una maestra alla fine della scuola


E’ finita ormai la scuola

con l’ultima campanella

se n'è andata la bidella

la maestra tutta sola

è rimasta nella classe

niente urla, niente tosse

alla cattedra si siede

ma nessuno più le chiede

Posso andare al gabinetto?

Chi mi presta un fazzoletto?

non più bimbe e bimbi in guerra

niente lapis giù per terra

niente somme da sommare

niente compiti da dare

non più accenti e divisioni

non può dire: State buoni!

perché lì non c’è nessuno

non si sente neanche un suono

neanche un bimbo che l’ascolta

e poi per l’ultima volta

lei cancella la lavagna

chiude gli occhi, quindi sogna

una scuola infinita

che coincide con la vita

dove lei sempre è maestra

che insegna, educa, addestra

col trascorrere degli anni

nella classe dei suoi alunni

che con lei si fanno adulti

crescono, diventan molti

e nei banchi stan vicini

i più grandi ed i bambini

genitori accanto ai figli

tutti attenti ai suoi consigli

e la classe ormai somiglia

a una grande famiglia…


Riapre gli occhi la maestra

li stropiccia perché vede

sul vetro della finestra

una scritta a cui non crede

fatta con il pennarello:

Ciao maestra! E’ stato bello!

Ci vediamo a settembre!

La maestra fa un saltello

quindi balla, o almeno sembra,

passeran tre mesi appena

e ritorna sulla scena

così inizia la vacanza

mentre esce dalla stanza.


mercoledì 3 giugno 2009

Quattro limerick per le maestre di terza elementare


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Per prima c'è la maestra di italiano
però non sa cosa vuol dir “baccano”:
è per farglielo capire
che gli alunni fan rumore
ma lei sgrida perché non fanno piano.
Quella di matematica coi conti ci sa fare
di certo è la più brava a calcolare:
solo una volta sbagliò
perché le pecore contò
e così in classe si mise a russare.
C'è anche è maestra dell’inglese
che è maestra anche di sorprese:
a chi non lo capisce
che fish vuol dire pesce
per spiegarlo usa la maionese.
Le maestre di terza elementare
in estate non sanno più che fare:
al mare oppure ai monti
da sole fanno i conti
e insegnano ai pesci a nuotare.

martedì 24 marzo 2009

Filastrocca della festa della mamma


Alla festa della mamma
non ci credo, non m’inganna
quella dura un giorno appena
sembra finta, è tutta scena
poi la mamma mica è una
ce n’è tante, per fortuna
così in mente ho un’altra festa
che non passa mai, che resta
e che tutti i giorni vale
e non c’è niente di male
per le mamme, proprio tutte
quelle belle e quelle…matte
le più buffe e le più strane
e non solo quelle umane!

Son diversi gli animali
ma in un fatto sono uguali
alla mamma ognuno pare
il suo cucciolo speciale…
non ci sembri allora strana
una festa quotidiana
per la mamma porcospina
che ogni sera s’avvicina
al minuscolo lettino
del suo bimbo porcospino
e nel dargli un bel bacino
- è un miracolo spinoso -
non lo punge mai sul naso.

Festa poi per mamma rana
qui la cosa è ancor più strana
lei ha un milione di piccini
già ranocchi o ancor girini
e di ognuno lei sa il nome
li ricorda, non so come,
e li chiama ad uno ad uno
ha un consiglio per ciascuno
se son tristi li consola
sgrida se saltano scuola
anche se è un salto perfetto:
loro volan sopra il tetto!

Si festeggia mamma gufa
che di notte non si stufa
dei gufetti da accudire
non c’è verso di dormire
loro, sai, riposan poco
preferiscono un bel gioco
di pallone o d’altalena
mamma gufa spinge o allena
finché all’alba ogni gufetto
finalmente entra nel letto
russa come un angioletto
e la mamma è lì con loro
e ciascuno è il suo tesoro.

Festa per mamma gheparda
che ogni giorno non si scorda
d’insegnare ai suoi figlioli
che son grandi corridori
a viaggiare a cento all’ora
senza avere mai paura
di sbandare e fuori strada
ritrovarsi poi per sbaglio
proprio a causa della coda
impigliata in un cespuglio.

Ed è festa per la mia
tra le mamme la più strana
no, non sembri una follia
lei è gheparda e anche un po’ rana
e gufetta e porcospina
ed a mille altre somiglia
d'ogni specie d'animale
lei mi sta sempre vicina
fa le coccole da gatta
se mi chiama poi cinguetta
quando ho sonno lei sbadiglia
se mi pungo sente male
non ce n’è un’altra uguale
lei è la mamma... più bestiale!


giovedì 12 marzo 2009

La scoperta delle stoviglie


L'uomo preistorico se mangia il pollo

si unge le mani, la faccia e anche il collo


e mentre sbrana la carne bollita

dall’ingordigia s’addenta le dita


ma non ci son piatti e neppure posate

perché, strano a dirsi, non le hanno inventate


allora raccoglie una palla d’argilla

la spiana, la liscia e poi la modella


crea la forma della prima scodella

non sta nella pelle, tanto gli par bella


in forno la mette finché s’arroventa

quand’è cotta però si sbaglia e l’addenta


ma più che uno sbaglio è un vero accidente

ancora scottava, e si ruppe un dente


lasciò poi la presa e si sentì un botto

ed ecco inventato... il piatto rotto.


domenica 8 marzo 2009

La scoperta del fuoco


L'uomo preistorico si volle far cuoco

c’era un problema: mancava il fuoco


niente lasagne, arrosti o bolliti

soltanto radici e fichi avvizziti


ma il cavernicolo mica s’arrende

Allora lo scopro! O forse... dipende...


Sfregando due legni c'è quasi riuscito

vide del fumo… ma era il suo dito


sbattendo due sassi ci mancò poco

poi si colpì il pollice, e addio fuoco


quand’ecco un vulcano sbucò dal niente

con un boato a dir poco assordante


nella preistoria era un fatto normale

trovarsi in giardino un cratere infernale


un fiume di lava gli invase la tana

lui non credette a tanta fortuna


gli restò infatti un tizzone ardente

ma prova e riprova, non bruciava niente


per fare una fiamma l'accostò alle foglie

tentò poi con l’acqua, una pietra, sua moglie...


nulla da fare, non presero fuoco

lui prese una sberla, e non fu più cuoco.



giovedì 12 febbraio 2009

Filastrocca degli scherzi di Carnevale


In questa festa c’è troppo baccano

adesso è il momento di fare più piano

ed è inutile fare affidamento

sul segreto del vostro travestimento

per scatenarvi e fare burle strane

e spaventare con urla disumane

ora però basta, fermi al vostro posto

sotto la maschera so io chi s’è nascosto

niente più giochi né cattivi odori

non voglio pernacchie o brutti rumori

né coriandoli né stelle filanti

buoni e zitti e muti tutti quanti

visto che oggi in questo Carnevale

lo decido io se uno scherzo vale.

Lo Zorro con la spada ed il mantello

dev’essere quel bimbo birbantello

per poco non m’infilza in un duello

e quella damigella ingioiellata

s'era nascosta con la marmellata

golosa un bel po' se n'è mangiata

il resto sulla testa me l’ha spalmata

poi sotto quella benda da pirata

a guardar bene c’è una faccia nota

è proprio quel bambino dispettoso

or ora m’ha chiamato brutto muso

con il trucco da principessa indiana

c'è la bimba che con la cerbottana

prima con sei frecce m'ha colpito

son sicuro che è lei, io l’ho capito

invece la bardatura da mago

copre il bimbo che prima con lo spago

le scarpe l’una all’altra m’ha legato

ho fatto mezzo passo e son cascato

poi sotto questa maschera da orso

che prima per un’ora m’ha rincorso

vediamo, ma stai fermo… mamma mia

quant’è dura, perché non viene via?

ohi ohi, mi sa che ho risolto il mistero

qua sotto – SCAPPATE!!! – C’E’ UN ORSO VERO!!!



giovedì 5 febbraio 2009

Al cavernicolo manca solo la parola


Nella preistoria nessuno capisce

il cavernicolo che ammicca e grugnisce


così lui cerca di comunicare

poiché le parole sono da inventare


facile non è, ci vuole coraggio

visto che ancora non esiste il linguaggio


allora riprova, trova nuovi versi

fa delle smorfie che è brutto a vedersi


grugnisce più forte, tenta altri suoni

che sembran pernacchie, che paiono tuoni


rumori orrendi gli escono di bocca

e non solo, ma non si capisce un’acca


poi fa le boccacce, strabuzza gli occhi

tutti lo fissano come degli allocchi


alza la voce con sforzo supremo

gli altri ominidi lo piglian per scemo


purtroppo la fatica è stata vana

da solo rimane nella sua tana


tutto è silenzio, profonda è la notte

il cavernicolo deluso riflette:


Dunque è impossibile farsi capire!

eppure lo sente, per non fallire


forse basterebbe una cosa sola

ma non sa qual è: manca la parola...



lunedì 26 gennaio 2009

Filastrocca di carnevale


Carnevale è quella festa

che somiglia a una tempesta

di coriandoli e di giochi

ne fai mille e sembran pochi

è una danza scatenata

può durare una giornata

ed è il solo posto al mondo

in cui trovi un bimbo biondo

travestito da pirata

mentre tende un’imboscata

a una damigella armata

ma si becca una ceffata

lì ruggisce un leone

però nella confusione

sembra un miagolio di gatto

ma è un bimbo dopotutto

che sotto quella pelliccia

con la testa sudaticcia

sta inseguendo sette indiane

che con frecce e cerbottane

l’han colpito sul sedere

vuole rendere il piacere

tra le bimbe mascherate

si è nascosto anche un frate

da lontano sembra vero

però è alto un metro e zero

ha una spada da guerriero

tutta quanta di cartone

ed in faccia un gran barbone

disegnato a pennarello

e poi proprio sul più bello

una principessa appare

non sapendo cosa fare

sfida zorro a duello

anzi zorro e il suo gemello

ma non bastano due zorri

con i loro occhi azzurri

dietro maschere stupende

come stracci lei li stende

con tre mosse di karate

li sbatte come frittate

fino a che uno s’arrende

l’altro via a gambe levate.

Per fortuna a carnevale

mai nessuno si fa male

forse l’unica occasione

è il rischio d’indigestione

per i cenci e le frittelle

ed i monti di ciambelle

tutti mangiano alla fine

e si vogliono più bene

niente più combattimenti

solo buoni sentimenti

amicizia e gran risate

queste sì che son giornate!




domenica 25 gennaio 2009

La scoperta della ruota


L’uomo preistorico nella caverna
sonnecchia al calduccio, e così sverna

la donna preistorica però lo percuote
vorrebbe viaggiare, non ci sono le ruote

perché nessuno le ha ancora inventate
c'hanno provato, son venute quadrate.

Noi siamo nomadi, ma lo vuoi capire?
Ma lui si rigira e continua a dormire

d'andare a piedi però lei non ha voglia

così pesta più forte finché lui si sveglia

sbadiglia e si alza sbattendo la testa
sente un po' male, però non gli basta

così si risiede e poi si rialza
picchiandola forte la testa rimbalza

dal rumore intuisce che no, non è vuota
fu lì che decise: invento la ruota

e tastando il bozzo che stava spuntando
trovò ispirazione e fece un bel tondo

purtroppo
del freno non scoprì il pedale
e nacque
così l'incidente stradale.

mercoledì 21 gennaio 2009

E' nato prima l'uovo o la gallina?


A metà strada tra la scimmia e l’uomo

sta il cavernicolo, e mangia un uovo.


essendo quel tempo così remoto

non sa distinguere noto ed ignoto


così si pone i problemi più strani

e a volte s'imbatte nelle soluzioni

Ma viene prima l'uovo o la gallina?

era il primo pensiero ogni mattina.


Per un puro caso, è un fatto vero

trovò prima l’uovo e risolse il mistero.


martedì 6 gennaio 2009

Filastrocca della Befana che cerca marito


Ogni giorno ha un gran daffare
per potere regalare
calze colme di dolcetti
caramelle e anche confetti
e ogni tanto – delusione! –
metter dentro anche il carbone,
mai un minuto per se stessa
con la vita che la stressa
è da tanto che lei pensa
a una giusta ricompensa
per i molti sacrifici
di una vita senza amici
quando ecco all’improvviso
sul suo volto un gran sorriso,
la Befana l’ha capito:
ha bisogno di un marito!
Ecco allora la Befana
fa una cosa per lei strana:
con vestiti assai eleganti
e orecchini di brillanti
con collane di corallo
neanche stesse andando a un ballo
tutta bella lei s’è messa
con un trucco da duchessa
che non pare più la stessa
è così quasi-carina
che somiglia a sua cugina
quella che perse piangendo
il concorso di Miss Mondo.
E’ bastata un po’ di scena
e l’agenda
ha sempre piena,
sono tanti i pretendenti
che chiedono appuntamenti
la vorrebbero sposare
ma lei non sa più che fare!
E’ indecisa, troppi sono
e in ognuno c’è del buono :
tra loro Babbo Natale
che le offre un bilocale
per nido matrimoniale
molto a nord, più o meno al polo
dove si sente un po’ solo
e poi c’è Babbo Pasquale
il cugino che sa fare
bene il verso del maiale
e non si veste di rosso
però sa sturare il cesso
e poi tre dei sette nani
ma gli sforzi sono vani,
anche un principe ha tentato
però è stato rifiutato,
no, non era quello azzurro,
lui parlava da buzzurro
e con il mantello sporco
scatarrava come un orco.
Per lei insomma c’è la fila
sono almeno in diecimila
che vorrebbero sposare
la Befana, ma l’amore
quello no, non è venuto,
e così ci ha ripensato:
meglio per ora aspettare
che dovere sopportare
uno che, ora ha compreso,
per marito non va preso:
maschi brutti oppure belli
attori o fotomodelli
meglio il vento nei capelli
mentre vola alta nel cielo
una nuvola per velo
che sul capo le si posa:
la befana non si sposa.



lunedì 15 dicembre 2008

La filastrocca di Babbo Natale preoccupato


Babbo Natale quest’anno

ha paura di un inganno:

preparando i suoi regali

pare che sian tutti uguali,

i bambini in tutto il mondo

pare chiedano a comando

con lettere un po' noiose

sempre le solite cose.

Strano, eppure un tempo

le leggeva e senza scampo

c’era dentro un universo

e ogni sogno era diverso.

Si chiedeva per favore

e si dava in cambio amore:

chi una bambola, chi un orso

chi un trenino coi binari

ma eran tutti singolari,

l'orso si chiamava Orazio

e veniva dallo spazio

certo sì, era di pezza

ma unico della sua razza

era proprio una bellezza,

il trenino poi viaggiava

su una rotta sempre nuova

nell'intreccio degli scambi

con percorsi proprio strambi,

la bambola, chissà come

aveva poi un proprio nome

scelto da ogni bambina

e non da una vocina

che esce dal televisore

e ti assale a tutte le ore.

Ora invece, che amarezza,

più nessun bambino apprezza

i regali un po' speciali:

hanno sogni tutti uguali!

Così Babbo si scervella

in intensa riflessione

quindi dice: "Questa è bella!"

Ha scoperto la ragione!

Il motivo, ormai lo sa

sta nella pubblicità

che per vender porcherie

riempie i bimbi di bugie

fa sembrare eccezionali

giochi che son tutti uguali,

e soltanto son piaciuti

a tirarli nei rifiuti,

roba inutile di plastica

neanche il cane se la mastica,

nessun bimbo è mai contento

ne ha uno, pensa a altri cento.

Così Babbo s’è arrabbiato,

mai stato tanto infuriato

dallo scherzo d’elfo Bruno

che versò sul suo barbone

quattro litri di profumo

e per una settimana

lo scambiaron per befana.

Così pensa e ripensa

ormai persa la pazienza

contro la televisione

ha preso la decisione:

“E allora per dispetto

io nel sacco non li metto,

così più nessuno avrà

giochi da pubblicità.

I giocattoli che porto

non saranno più uno scarto

ma sinceri desideri

che provengono dai cuori...”



lunedì 8 dicembre 2008

La filastrocca di Babbo Natale 2.0


Non c’è notte in tutto l’anno
che procuri tanto affanno
ad un tipo originale
che di nome fa Natale
Babbo invece è il suo cognome
lui viaggia, non so come,
su una slitta portentosa
che raggiunge ogni casa
più veloce d’un pensiero
a cavallo d’un destriero
più potente assai di un drago
e più magica di un mago,
lui fa tutto in una notte
e al mattino ha le ossa rotte
per lo sforzo sovrumano,
perché a noi non pare strano
ma è difficile davvero
ricordarsi ogni pensiero
di bambina o di bambino
mentre scende dal camino
soddisfare i desideri
quelli giusti, quelli veri
e guidare quelle renne
che neanche hanno le penne
in un volo a cento all’ora
nella notte fredda e scura,
qualche volta si son persi
scesi giù sono ricorsi
ai cartelli autostradali
per capir dove svoltare
verso terra o per il mare,
ma portando quei regali
fin nei posti più sperduti
fra la tosse e gli starnuti
tra una sosta all’autogrill
e un sorso di camomilla
pensa già Babbo Natale
a un progetto originale:
un viaggio virtuale
in internet, cioè in rete
per raggiunger tutte le mete
con un click della tastiera
connettendosi ogni sera
e portare nuovi doni
nel computer dei bambini
che felici assai saranno
di non aspettare un anno
prima che Babbo ritorni:
lo vedranno tutti i giorni
ben pasciuto nel suo letto
con in testa il suo berretto
che saluta: Oh! Oh! Oh!
con la webcam sul comò
mentre in coro elfi e renne
gli canticchian ninne nanne.


giovedì 27 novembre 2008

Filastrocca della dieta di Babbo Natale



Quest’anno Babbo Natale
ha una fame micidiale
per un anno è stato a dieta
pane, acqua e poca bieta
ogni tanto un uovo sodo
insalata e un po’ di brodo.
Ha dovuto dimagrire
per ragioni poco chiare.
C’è chi dice che il dottore
gli ha trovato un soffio al cuore.
Per qualcuno invece è in ballo
il motivo che è più bello
magro come un manichino
smilzo come un ballerino
ed essendo innamorato
vuole esser ricambiato.
Ma io so il motivo vero
e per essere sincero
è davvero imbarazzante.
La ragione è un incidente
accaduto l’anno scorso
quando un cane l’ha morso
sulle chiappe e i pantaloni
mentre stava penzoloni
incastrato in un camino
con in mano un accendino
per cercare via d’uscita
in quell’ardua risalita
Colpa fu del troppo grasso
che portava tutto addosso
sulla pancia, anzi il pancione
sulle cosce e sul groppone
sulla barba e nei capelli:
eran grassi pure quelli!
Più che gambe due prosciutti
con i fianchi larghi e sfatti
non più dita ma salsicce
e le trippe assai mollicce.
Non somiglierò a un maiale!
proclamò Babbo Natale:
così dopo un anno a dieta
è cambiata la sua vita:
finalmente adesso è snello
e il vestito sta a pennello
ora per quanto sia stretto
passa da ogni caminetto
mentre porta in ogni casa
la sorpresa tanto attesa.
Ma purtroppo dai camini
escono certi odorini…
un profumo di biscotto
messo in forno col risotto
pane caldo, cioccolata
pesce fritto e anche frittata
un’essenza di crostata
un aroma di budino
poi lenticchie e cotechino
e tartine col caviale…
E così Babbo Natale
sente crescer l’appetito
zitto zitto si è servito
con due polli e un panettone
cinque stecche di torrone
poi trovando buio pesto
s’è sbafato un antipasto
di cipolle col salmone
trangugiate in un boccone.
Nella casa successiva
una nuova refurtiva:
cinque teglie di lasagne
e una torta di castagne
quattro litri di spumante
e un arrosto ancor fumante
poi si è fatto anche più ingordo
con gli stuzzichini al lardo
sceso giù dal caminetto
si dimostra proprio ghiotto
sgombra il forno in ogni casa
mangia tutto alla rinfusa
certo lascia anche il regalo
nella sosta in ogni scalo
ma però, ormai è evidente,
da mangiar non lascia niente
soprattutto lascia vuoto
proprio il frigo, come noto,
sulla pancia ormai sente
il vestito che si tende
mentre scende da un camino
ogni tanto fa un ruttino
anzi, per la precisione,
suona più come un ruttone.
Alla fine, mentre albeggia
Babbo Natale viaggia
dolcemente nella slitta
torna a casa senza fretta
un po’ dorme e un po’ borbotta
le renne ce la metton tutta
però corrono a rilento
sollevandosi a stento:
lui ha di nuovo un gran pancione
soffre un po’ d’indigestione
però almeno ora è contento
mentre plana controvento
pensa poi: Non si ripeta,
non farò mai più una dieta!
Se non passo dal camino
salirà su il bambino
o il regalo, su dal tetto,
lancerò sopra il suo letto.