domenica 13 marzo 2011
Filastrocca di Carnevale (tutta di Viola...)
mercoledì 22 dicembre 2010
L’ultima avventura di Babbo Natale
Troppe fette di pandoro
Ed ecco l’indigestione!
Mal di pancia, gran bruciore
Però eran troppo buone...
Quando entra in una casa
domenica 13 giugno 2010
Piccola filastrocca per la fine della scuola
Alla fine della scuola
domenica 7 febbraio 2010
Un altro carnevale è possibile!
Vero è che a Carnevale
nulla è quello che sembra
e poi ogni scherzo vale…
così quando vedi un’ombra
che par quella di un gigante
dammi retta, non è niente
anche se somiglia a un lupo
e sei Cappuccetto Rosso…
guarda meglio, vedrai il capo
d’un bambino bello grosso
col costume assai peloso
che si gratta come avesse
cento pulci sopra il muso…
colpa di due Principesse
poi fuggite a perdifiato
che sul naso gli han spruzzato
una polvere speciale:
prude in modo micidiale!
Così in questo Carnevale
tutto gira all’incontrario
e non c’è niente di male
così il mondo è un po’ più vario…
Ci si trova una fatina
dalle lunghe trecce bionde
amorevole e carina
chi la vede si nasconde
perché è peggio di un guerriero
ve lo giuro, è proprio vero!
la sua magica bacchetta
lei la tiene sempre stretta
ma non l’usa per magia:
chi la vede scappa via!
contro Zorro ha lottato
e con quella l’ha infilzato
dopo il combattimento
lui è fuggito come il vento,
tre pirati e un samurai
sempre in cerca di guai
a duello l’han sfidata:
la fatina si è arrabbiata
tutti e quattro li ha sconfitti
così loro zitti zitti
dopo aver preso le botte
per la grande umiliazione
se ne vanno a capo chino
uno lascerà stanotte
un dente sotto al cuscino
per la fata del dentino.
Solamente a Carnevale
tutto sembra sottosopra:
mascherato da maiale
o con la barba da capra
puoi incontrare una Regina,
una Pippi o Colombina
e sembrar loro assai bello
almeno come porcello
e così in coppia reale
esser Re del Carnevale
e durante la sfilata
la coppia più ammirata.
Non ci son più differenze
quando iniziano le danze
e in un grande girotondo
si ritrova mezzo mondo
un clown con un’indiana
una scimmia con banana
sei Arlecchini ed un drago
l’orco Shrek, un’ape e un mago
un cane dei centouno
Biancaneve senza un nano
un egizio ed un suo amico
un Romano molto antico
Topolino assieme a Pluto
ed un cavaliere astuto
una dama medioevale
tutti in questo Carnevale
a ballar fino al tramonto
e cantare un solo canto,
a sbafarsi frati e cenci
e inseguirsi con i lanci
di coriandoli a milioni,
e montarsi a cavalcioni
per tirar stelle filanti
più lontano, tutti quanti,
e coprirsi anche di schiuma
soffice come una piuma
tenera come la panna:
quando se ne accorge mamma…
E così non è mai uguale
la festa di Carnevale
anche quando ormai è finita
lascia nella nostra vita
una lunga, lunga scia
che come stella filante
si allunga tra la gente
e resiste, non va via:
è un pensiero d’allegria…
martedì 5 gennaio 2010
Filastrocca della Befana dispettosa
-->
Filastrocca della Befana innamorata
La Befana vien di notte
ma le scarpe non son rotte
hanno invece il tacco alto
sulle unghie c’è lo smalto
molta cipria sul suo naso
per nascondere quel coso
che là sopra è spuntato
un gran brufolo infiammato
labbra rosse di rossetto
con un’ombra poi d’ombretto
la Befana s’è agghindata
elegante e raffinata
gonna nera e attillata
giacca beige ma decorata
di lustrini e cioccolata
pare quasi una fata
mentre sulla scopa vola
e poi atterra su un’aiuola
lì fa il pieno, ma di fiori
e boccioli e altri tesori
che raccoglie nel suo sacco
e sfidando ogni acciacco
sale su, ancor più in alto
dove il gelo non si è sciolto
molto sopra terra e mare
per lasciarli poi cadere
una strana nevicata
variopinta e profumata:
mi sa che… s’è innamorata...
lunedì 21 dicembre 2009
Filastrocca della slitta di Babbo Natale
in un gelo da paura
va veloce oltremisura
Babbo Natale che vola
mentre il naso un po’ gli cola
Oh! Oh! Oh! a squarciagola
suona forte per le valli
e poi anche giù dai colli
non gl’importa più dei calli
doloranti sui ditoni
non gli importa dei geloni
dei ghiaccioli nei calzoni
lui procede un po’ a casaccio
sbanda quando trova ghiaccio
tra le nubi con il braccio
guida in cielo la sua slitta
va in picchiata, piroetta
fino a che su un ramo sbatte
così ammacca la marmitta…
Si diverte, il mattacchione,
sventolando il suo barbone
a planar come un falcone
tra le cime degli abeti
campanili e minareti
sopra gli orti e tra i frutteti
dove al volo, quel furbone
ruba pere e anche un popone
fa più vento d’un ciclone
tra i polli crea scompiglio
poi decolla e gli va meglio
s’alza in alto più di un miglio
quindi ordina alle renne
di puntare giù le antenne
su una casa atterra indenne
così tanto si diverte
che alla fine poi riparte
vola quasi fino a marte…
Nella notte di Natale
sopra i tetti, senza scale,
con la propria slitta sale
per portar giù dai camini
i regali ai bambini
e mangiarsi due dolcini
però è cosa poco nota
che Babbo è un gran pilota
soprattutto in alta quota
con la turboslitta a razzo
che lui guida come un pazzo
fino a che tutto paonazzo
torna a esser quel bambino
che vien giù con lo slittino
tra le stelle del mattino.
mercoledì 9 dicembre 2009
Filastrocca del paese alla rovescia
martedì 24 novembre 2009
La filastrocca di Cuor di Mangione
Ecco appare un condottiero
con tre penne sul cimiero
con lo sguardo fermo e fiero
e in testa... neanche un pensiero
quando scende da cavallo
sale sopra un piedistallo
Sua Altezza è così basso
par caduto dentro a un fosso
più che Re è Imperatore
ma ogni notte a malincuore
nel suo letto va a dormire
perché lì non è più Sire
sullo stemma ha un leone
ma somiglia a un caprone
disegnato tutto storto
pare un caprone morto
così bravo a comandare
dice a tutti quel che fare
a lui non si dice niente
se anche fosse, non ci sente
tratta tutti come servi
spesso ha crisi di nervi
mente sempre ma è sincero:
lui decide quel che è vero!
si sente un Cuor di Leone
ma è detto Cuor di Mangione
perché dentro la sua bocca
entra tutto quel che tocca
lui comanda proprio tutti
quelli belli e quelli brutti
se non sa che comandare
ordina di cucinare
finì in un'indigestione
il regno di Re Mangione
un giorno ebbe tanta fame
che pappò il suo reame.
domenica 30 agosto 2009
LA STORIA DELLA GATTINA FUCSIA E DEL SUO AQUILONE
C’era una volta mamma gatta tigrata che aveva sette gattini di tutti i colori: gattino nero, gattino rosso, gattino verde, gattino azzurro, gattina rosa, gattina bianca e gattina fucsia. Questi gattini erano sette diavoli scatenati che ne combinavano sempre di tutti i colori, proprio come loro. Una volta la gattina bianca mangiò tanta di quella cioccolata che passò tutta la notte al gabinetto. Una volta il gattino nero si bruciò la coda nel caminetto mentre aspettava babbo natale e finì all’ospedale. Una volta la gattina rosa mentre faceva la pipì cascò dentro il gabinetto e rimase incastrata e dovettero chiamare gli idraulici per liberarla. Un’altra volta ancora la gattina bianca rimase tutta la notte a leggere un libro e il giorno dopo si addormentò sul divano e la mamma dovette portarla in braccio nel suo lettino col suo libro ancora appiccicato al musetto. Una volta il gattino verde mentre andava con l’altalena decise di oscillare sempre più forte, sempre più forte finché fece un gran volo e si fece male al nasino.
Un bel giorno i gattini decisero di costruire un aquilone.
“E’ bellissimo, lo faremo volare su nel cielo, e farà amicizia con le nuvole, con il sole e con il vento” disse il gattino nero.
Allora i gattini presero due bastoncino, un po’ di carta e di cordino, e seguendo le istruzioni di un libro fabbricarono un bellissimo aquilone di tutti i colori, proprio come loro. Poi presero la rincorsa tenendolo in alto e l’aquilone prese a volare alto nel cielo.
“Com’è bello, com’è bello”, dissero i gattini.
“E come tira!” aggiunse il gattino nero che lo reggeva con un filo “sembra quasi che mi voglia trascinare sù, nel cielo con lui”.
Allora la gattina fucsia ebbe un’idea. Pensò: “Se costruisco un aquilone grande grande, potrò volare anch’io nel cielo”. Allora tornò in casa, prese due bastoni lunghi lunghi che servivano per togliere la polvere e le ragnatele e li legò tra loro, poi staccò le tende e le tagliò per fare la forma di un aquilone, poi prese una corda lunga lunga che serviva a legare i pacchi all’automobile e la legò all’aquilone. Era fantastico: un aquilone grande così non si era mai visto, sembrava una barca a vela!!!
Allora la gattina fuscia andò in giardino, ma l’aquilone se ne stava appoggiato sul prato e non ne voleva sapere di volare.
“Vola, aquilone, perché non ti sollevi?” chiese la gattina. A un tratto si levò un gran vento e l’aquilone grande come un nuvolone si sollevò nel cielo e oscurò il sole.
“L’eclissi, l’eclissi!!!”, urlarono tutti i gattini.
“Ma no, è solo il mio aquilone”, disse la gattina fuscia.
“Ma è grande come una luna” osservarono tutti gli altri gattini ammirati.
ma proprio in quel momento si alzò un grandissimo vento di bufera e l’aquilone trascinò per aria la gattina fuscia, che si mise a urlare: “aiuto, aiuto, sto volando troppo in alto, vedo gli uccellini giù in basso, vedo i fiumi, vedo la città in lontananza, vedo la bicicletta rossa che il gattino nero mi aveva nascosto nel bosco. Ma non riesco più a scendere!!! Aiutatemi a tornare giù, prima che voli troppo lontana!!!!”.
Allora i gattini si misero tutti a rincorrerla per i prati e per i boschi, ma lei volava troppo alta. Quando si abbassò un pochino, il gattino nero l’afferrò per la coda, ma un soffio di vento sollevò anche lui per aria. “Aiuto, aiuto, volo via anch’io” urlò il gattino nero spaventato. Allora gli altri gattini continuarono a inseguirli, e quando il gattino verde acchiappò il gattino nero per la coda sembrò che la missione fosse compiuta. Ma non avevano fatto i conti con il vento: un altro soffio più forte e anche il gattino verde volò per aria, attaccato alla coda del gattino nero che era attacato alla coda della gattina fuscsia, che era attaccata all’aquilone. Ma quando si abbassarono di nuovo, il gattino rosso si attaccò alla coda del gattino verde per un attimo, prima che il vento sollevasse di nuovo l’aquilone e con lui la sua coda fatta di gattini di tutti i colori. E poi si attaccò il gattino azzurro, e poi la gattina bianca, e tutti volavano per aria sventolando come un arcobaleno di pelo. Era rimasta sola la gattina rosa, che correva inseguendo l’aquilone e tutti i suoi gattini che urlavano “aiuto, soccorso, tirateci giù, soffriamo di vertigini”. Per fortuna, quando anche la gattina rosa afferrò per la coda la gattina bianca, il vento si calmò un pochetto e l’aquilone piano piano si posò per terra, e con lui tutti i gattini impauriti. Ce ne misero di tempo per tornare a casa, arrivarono che era quasi notte e mamma gattona stava iniziando a preoccuparsi.
“Ma dove eravate finiti?” chiese.
“abbiamo fatto un voletto con l’aquilone”, disse la gattina fuscia.
“Come sarebbe, un voletto? Un volo vero? Come gli uccelli o le farfalle” chiese ancora mamma gattona.
“ Sì, proprio così, anche se volavamo veloci come un aereoplano” dissero in coro i gattini.
“Oh povera me, mi sento male, mi sento svenire” disse mamma gattona, e furono le ultime parole prima di svenire per lo spavento. Putupumpete, e cadde per terra.
“ma guarda”, disse allora la gattina fuscia, “noi gattini abbiamo volato tanto, ma a cadere giù è stata la mamma…”
sabato 4 luglio 2009
Filastrocca delle mutande di Babbo Natale
Le mutande di Babbo Natale
pesano il doppio di un quintale
più che mutande sembran lenzuola
se prendon vento finisce che vola
anche se non ha ali né penne
né lo trasportano le sue renne
quando le stende ad asciugare
sembrano vele in mezzo al mare
ma per lavarle son sacrifici
servono quindici lavatrici
così le lava assai raramente
più o meno quando gli viene in mente
cioè due volte in tutto l'anno
per ferragosto e a capodanno
così son sempre un po' sporchette
ma lui le annusa e poi se le mette
per questo hanno un odore speciale
le mutande di Babbo Natale.
La canzone della cose da non fare in acqua..
Che bello
il mare è giallo
intorno a me
dov'era gelido
adesso è tiepido
intorno a me
e sai perché
perché io qui
faccio pipì.
Che bello
l'acqua ribolle
intorno a me
dov'era placida
ora si agita
intorno a me
e sai perché
il mare scoppietta
è una puzzetta.
Che delusione
l'acqua è marrone
intorno a me
oh che schifezza
ma come puzza
intorno a me
e sai perché
perché io quaggiù
ho fatto pupù...
sabato 13 giugno 2009
Filastrocca per una maestra alla fine della scuola
E’ finita ormai la scuola
con l’ultima campanella
se n'è andata la bidella
la maestra tutta sola
è rimasta nella classe
niente urla, niente tosse
alla cattedra si siede
ma nessuno più le chiede
Posso andare al gabinetto?
Chi mi presta un fazzoletto?
non più bimbe e bimbi in guerra
niente lapis giù per terra
niente somme da sommare
niente compiti da dare
non più accenti e divisioni
non può dire: State buoni!
perché lì non c’è nessuno
non si sente neanche un suono
neanche un bimbo che l’ascolta
e poi per l’ultima volta
lei cancella la lavagna
chiude gli occhi, quindi sogna
una scuola infinita
che coincide con la vita
dove lei sempre è maestra
che insegna, educa, addestra
col trascorrere degli anni
nella classe dei suoi alunni
che con lei si fanno adulti
crescono, diventan molti
e nei banchi stan vicini
i più grandi ed i bambini
genitori accanto ai figli
tutti attenti ai suoi consigli
e la classe ormai somiglia
a una grande famiglia…
Riapre gli occhi la maestra
li stropiccia perché vede
sul vetro della finestra
una scritta a cui non crede
fatta con il pennarello:
Ciao maestra! E’ stato bello!
Ci vediamo a settembre!
La maestra fa un saltello
quindi balla, o almeno sembra,
passeran tre mesi appena
e ritorna sulla scena
così inizia la vacanza
mentre esce dalla stanza.
mercoledì 3 giugno 2009
Quattro limerick per le maestre di terza elementare
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martedì 24 marzo 2009
Filastrocca della festa della mamma
Alla festa della mamma
non ci credo, non m’inganna
quella dura un giorno appena
sembra finta, è tutta scena
poi la mamma mica è una
ce n’è tante, per fortuna
così in mente ho un’altra festa
che non passa mai, che resta
e che tutti i giorni vale
e non c’è niente di male
per le mamme, proprio tutte
quelle belle e quelle…matte
le più buffe e le più strane
e non solo quelle umane!
Son diversi gli animali
ma in un fatto sono uguali
alla mamma ognuno pare
il suo cucciolo speciale…
non ci sembri allora strana
una festa quotidiana
per la mamma porcospina
che ogni sera s’avvicina
al minuscolo lettino
del suo bimbo porcospino
e nel dargli un bel bacino
- è un miracolo spinoso -
non lo punge mai sul naso.
Festa poi per mamma rana
qui la cosa è ancor più strana
lei ha un milione di piccini
già ranocchi o ancor girini
e di ognuno lei sa il nome
li ricorda, non so come,
e li chiama ad uno ad uno
ha un consiglio per ciascuno
se son tristi li consola
sgrida se saltano scuola
anche se è un salto perfetto:
loro volan sopra il tetto!
Si festeggia mamma gufa
che di notte non si stufa
dei gufetti da accudire
non c’è verso di dormire
loro, sai, riposan poco
preferiscono un bel gioco
di pallone o d’altalena
mamma gufa spinge o allena
finché all’alba ogni gufetto
finalmente entra nel letto
russa come un angioletto
e la mamma è lì con loro
e ciascuno è il suo tesoro.
Festa per mamma gheparda
che ogni giorno non si scorda
d’insegnare ai suoi figlioli
che son grandi corridori
a viaggiare a cento all’ora
senza avere mai paura
di sbandare e fuori strada
ritrovarsi poi per sbaglio
proprio a causa della coda
impigliata in un cespuglio.
Ed è festa per la mia
tra le mamme la più strana
no, non sembri una follia
lei è gheparda e anche un po’ rana
e gufetta e porcospina
ed a mille altre somiglia
d'ogni specie d'animale
lei mi sta sempre vicina
fa le coccole da gatta
se mi chiama poi cinguetta
quando ho sonno lei sbadiglia
se mi pungo sente male
non ce n’è un’altra uguale
lei è la mamma... più bestiale!

